Nuova udienza questa mattina dinanzi alla Corte d’Assise di Benevento per il processo a carico di Salvatore Ocone, il 59enne di Paupisi accusato della strage familiare del 30 settembre 2025, nella quale persero la vita la moglie Elisa Polcino, 49 anni, e il figlio Cosimo, 15 anni. Gravemente ferita anche la figlia Antonia, 17 anni, sopravvissuta all’aggressione.
Al centro dell’udienza la perizia psichiatrica affidata dalla Corte al professor Vincenzo Scarallo, chiamato questa mattina a illustrare e approfondire in aula le conclusioni dell’accertamento svolto sull’imputato. Il punto centrale non cambia: secondo il perito, Ocone era capace di intendere e di volere al momento dei fatti ed è attualmente in grado di stare coscientemente in giudizio. Scarallo ha risposto alle domande dell’accusa, delle parti civili e della difesa, soffermandosi sui diversi aspetti della personalità e della storia clinica del 59enne. Ocone, difeso dall’avvocato Giovanni Santoro, presenta un quadro di “psicosi cronica delirante a contenuto mistico”. Nel corso degli accertamenti era stata posta l’attenzione anche sulla mancata assunzione dei farmaci nel periodo precedente alla strage, dal 18 febbraio al 30 settembre 2025. Durante l’esame in aula il perito è tornato anche su un episodio del 2010, quando Ocone si denudò davanti alla Madonna. Secondo Scarallo, quel comportamento sarebbe riconducibile a una reazione di natura nevrotica e non psicotica. Lo specialista ha inoltre evidenziato nell’imputato una condizione di fragilità personale che, nella sua valutazione, non sarebbe però tale da compromettere le capacità mentali. Uno dei passaggi più significativi dell’udienza ha riguardato le possibili ragioni alla base della condotta contestata. Nella lettura fornita dal perito sarebbero entrate in gioco la rabbia nei confronti della moglie e la preoccupazione per il futuro dei figli. Nel contesto familiare precedente alla tragedia sarebbe emersa anche una discussione tra i coniugi relativa alle spese per la festa del venticinquesimo anniversario di matrimonio. Le conclusioni di Scarallo restano dunque quelle depositate nei giorni scorsi: il quadro psichiatrico dell’imputato, pur caratterizzato da elementi di fragilità, non avrebbe annullato la sua capacità di comprendere il significato delle proprie azioni e di determinarne la volontà. Nel corso dei colloqui in carcere Ocone aveva anche sostenuto che la moglie fosse “posseduta dal demonio”. Dichiarazioni prese in esame dal perito ma che non hanno modificato la valutazione finale sulla capacità di intendere e di volere al momento dei fatti.
Alle operazioni peritali hanno partecipato anche i consulenti nominati dalle parti civili: la dottoressa Gabriella Marano per Mario e Antonia, assistiti dall’avvocato Nicodemo Gentile, e la professoressa Annamaria Giannini per il padre e la sorella di Elisa Polcino, rappresentati dall’avvocato Assunta Ventorino. Per Antonia, l’avvocato Vincenza Stefanucci.
La tragedia si consumò nell’abitazione della famiglia, in contrada Frasso a Paupisi. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Ocone avrebbe colpito con una pesante pietra la moglie Elisa e la figlia Antonia mentre si trovavano a letto e successivamente Cosimo, che si era svegliato. Dopo l’aggressione il 59enne caricò i due figli sulla sua Opel e lasciò Paupisi. La vettura venne intercettata alcune ore dopo dai carabinieri nelle campagne di Ferrazzano, in Molise. Sul sedile posteriore venne trovato il corpo senza vita di Cosimo, mentre Antonia era ancora viva, seppure in condizioni disperate. La ragazza, trasportata d’urgenza in ospedale, riuscì a sopravvivere.
Il processo entra adesso nella fase conclusiva. Il 30 settembre, esattamente un anno dopo la strage, è prevista la discussione di accusa, parti civili e difesa, prima della decisione della Corte d’Assise.


















