Prevenire è meglio che curare: un principio semplice, quasi banale, ma che a Salerno continua a valere solo per la salute delle persone e quasi mai per la salute delle opere pubbliche.
La città, proprio sotto la guida di Vincenzo De Luca, ha attraversato stagioni di trasformazione urbanistica che l’hanno resa più moderna, più riconoscibile, più ambiziosa. Ma oggi quella stagione non basta più. Oggi serve una maturità diversa: capire che un’opera non finisce il giorno dell’inaugurazione, ma il giorno in cui si decide chi la manterrà viva negli anni.La verità è che Salerno ha già pagato il prezzo di questa mancanza di continuità. La fontana del Grand Hotel, quella della rotatoria di via Ligea, la vasca davanti alla chiesa di San Pietro in Camerellis — tutte opere incluse nel programma di San Matteo — le altre trasformate in aiuole perché non più sostenibili come impianti idrici; i campetti di calcio costruiti e poi lasciati andare; il solarium di Piazza della Concordia: sono tutti cantieri che raccontano la stessa storia. Non è importante solo fare, è importante conservare.
Ed è proprio qui che si inserisce un segnale nuovo, arrivato nelle ultime ore. In occasione dell’apertura della rotatoria di via Ligea, De Luca ha annunciato che verranno installati impianti di videosorveglianza per proteggere le opere da atti di vandalismo. Un cambio di passo che riconosce finalmente un principio fondamentale: le opere non vanno solo realizzate, vanno protette. Perché la manutenzione non è solo cura, è anche prevenzione.
De Luca II ha imparato da De Luca I: non può essere una fotocopia. Serve un upgrade. Serve una svolta. Il sindaco della trasformazione urbanistica diventa finalmente il sindaco anche della conservazione facendo tesoro di ciò che la storia della sua Salerno gli ha insegnato: meno inaugurazioni, meno opere nuove, più responsabilità quotidiana. Perché un’opera pubblica non è un trofeo da esibire, è un impegno da rispettare.


















