Tempo di lettura: 3 minuti

Salerno gli è sembrata subito una sorpresa. Una città verticale, stretta tra mare e colline, che a Giorgetto Giugiaro ha ricordato “una piccola Genova”. Lo ha detto con un sorriso, quasi stupito, confessando che gli dispiace averla scoperta solo ora. A 88 anni, il designer italiano più famoso al mondo è arrivato a Salerno come ospite d’onore di Studio Opera LTB, su invito di Gianluca Iaione e Pietro Smeriglio, nell’ambito della seconda edizione della Salerno Design Week, evento promosso da Confindustria.
La serata si è svolta nel Museo Diocesano, dove l’iniziativa è stata ospitata e dove, già nell’atrio, i visitatori hanno potuto trovare la DeLorean, l’auto resa immortale dal film Ritorno al Futuro, esposta come una scultura contemporanea. Il modello, progettato da Giugiaro negli anni Ottanta, accoglie il pubblico all’ingresso del percorso espositivo, accompagnato da una selezione di bozzetti, disegni e studi preparatori che ripercorrono la sua storia progettuale, compresi alcuni dei suoi quadri più recenti. Un modo per mostrare non solo il designer, ma l’artista che continua a cercare forme nuove anche fuori dall’auto.
Un altro elemento particolare della mostra è il percorso dedicato al cavallo di Persano, la storica razza equina legata al territorio salernitano, e al suo legame con il Cavallino Rampante della Ferrari. Un racconto che ricostruisce l’anello di congiunzione tra la tradizione militare italiana, la figura di Francesco Baracca e l’intuizione di Enzo Ferrari, mostrando come un simbolo nato qui abbia attraversato la storia fino a diventare uno dei marchi più riconoscibili al mondo. Un capitolo che aggiunge profondità alla mostra, intrecciando design, memoria e identità territoriale.
Nel corso della serata, Giugiaro ha attraversato settant’anni di carriera, raccontando la sua vita di disegnatore instancabile: oltre trecento automobili firmate, dalla Panda alla Golf, dalla Ghibli alla Lotus Esprit, fino alla DeLorean, la macchina che ha trasformato un suo progetto in un’icona pop globale. E poi gli oggetti che hanno segnato la quotidianità di milioni di persone, come la macchina fotografica Nikon e la macchina del caffè Lavazza, testimonianze di un talento capace di muoversi con naturalezza tra industria, tecnologia e stile.

Tra le confessioni più attese, il suo rapporto con l’intelligenza artificiale. Giugiaro ha raccontato di essere al lavoro su un monumento per celebrare i cento anni di un’azienda e di aver chiesto aiuto proprio all’AI: “Dopo aver fatto uno schizzo su un foglio, ho chiesto supporto all’intelligenza artificiale, che ci consente di accelerare processi che prima avrebbero richiesto mesi”. Una dichiarazione limpida, senza resistenze, che mostra un professionista ancora curioso, pronto a usare gli strumenti del presente senza nostalgia.
Non è mancato un messaggio diretto ai giovani, pronunciato senza ipocrisia: «Andate fuori a studiare, perché qui in Italia in questo momento ci sono condizioni che non ci favoriscono». Un invito che suona come un atto di sincerità, ma anche come un incoraggiamento a cercare altrove opportunità e visioni nuove.

E poi, di nuovo, Salerno. “È una città fantastica”, ha ripetuto. “Mi dispiace averla scoperta solo ora”. Parole che hanno attraversato la sala come un riconoscimento inatteso, restituendo alla città la consapevolezza di essere, agli occhi di un maestro del design, un luogo capace di sorprendere.