Tempo di lettura: 9 minuti

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa del Comitato Civico San Domenico.

Oggi, il Consiglio comunale di Benevento discuterà al tredicesimo punto dell’ordine del giorno la richiesta di convocazione urgente di un Consiglio comunale aperto su miasmi, criticità ambientali e fenomeni di alterazione del fiume Calore.

Ma quella di oggi è ancora una seduta ordinaria.

I cittadini potranno assistere, ma non intervenire direttamente.

Per questo il Comitato Civico Territoriale San Domenico e Aree Limitrofe pone pubblicamente prima della seduta le domande che ritiene debbano comunque entrare nell’Aula.

Non sono domande della maggioranza.

Non sono domande dell’opposizione.

Sono domande che nascono dagli atti.

E attendono risposte.

L’articolo pubblicato domenica da Il Mattino ha chiarito un passaggio importante: il nuovo stop disposto il 18 settembre arriva dopo la comunicazione trasmessa nello stesso giorno dalla Benevento Biometano, nella quale la società rappresenta anche l’impossibilità di procedere agli adeguamenti senza ulteriori determinazioni dell’Autorità giudiziaria.

Ed è proprio questo nuovo elemento che rende ancora più urgente ricostruire ciò che è accaduto.

IL COMITATO NON CERCA UNO SCONTRO POLITICO

Il presidente del Comitato, Salvatore D’Andrea, chiarisce innanzitutto il punto:

«Non ci interessa alimentare contrapposizioni tra maggioranza e opposizione e non ci interessa utilizzare questa vicenda per fare valutazioni politiche di parte. A noi interessa esclusivamente la salute dei cittadini e la tutela del territorio nel quale viviamo. Ma proprio per questo i continui cambi di impostazione dell’Amministrazione, soprattutto quando si parla di possibili rischi per salute e ambiente, impongono domande molto serie.»

Il 7 settembre il Comune aveva scritto che non risultavano segnalati dagli organi competenti particolari rischi “attuali e concreti” per salute pubblica e ambiente.

Undici giorni dopo, il 18 settembre, lo stesso Comune richiama invece il principio di massima precauzione e la possibilità di intervenire anche rispetto a “rischi solo potenziali”, precisando peraltro che gli organi tecnici stanno ancora completando le proprie attività di verifica e controllo.

D’Andrea aggiunge:

«Qui non si parla di questioni marginali. Si parla della salute delle persone e dell’ambiente. Perciò chiediamo all’assessore competente e al dirigente che ha sottoscritto questi provvedimenti: quali verifiche, quali pareri e quali elementi tecnici hanno sostenuto decisioni tanto diverse adottate a soli undici giorni di distanza? Su materie di questa delicatezza servono il massimo rigore, la massima competenza e la massima attenzione.»

COME È STATO POSSIBILE ARRIVARE FIN QUI?

La domanda, in realtà, parte ancora prima.

Secondo ARPAC, Benevento Biometano aveva iniziato a ricevere e lavorare biomasse già dal 24 ottobre 2025, prima del completamento e del collaudo dell’impianto e in assenza, secondo quanto risultava agli atti dell’Agenzia, delle comunicazioni di fine lavori e messa in esercizio.

ARPAC quantifica in circa 17.850 tonnellate i quantitativi complessivamente presenti o lavorati nell’impianto.

Le prime segnalazioni di molestie olfattive risalgono già al novembre 2025.

Poi arrivano il sopralluogo della Polizia Municipale del 27 febbraio, quello del Nucleo di Vigilanza Ambientale dell’11 maggio e quello ASL del 4 giugno.

Quindi:

quando il Comune ha avuto piena conoscenza del fatto che l’impianto stava già ricevendo e lavorando ingenti quantità di biomasse?

Che cosa verificarono concretamente quei sopralluoghi?

Come si è arrivati fino a giugno prima che gli accertamenti ARPAC facessero emergere le criticità strutturali e gestionali che portarono alla sospensione?

IL SOPRALLUOGO ASL DEL 4 GIUGNO

Anche su questo occorre chiarezza.

Il verbale ASL del 4 giugno viene richiamato negli atti del contenzioso tra i sopralluoghi nei quali non sarebbe stata rilevata molestia olfattiva in quel determinato momento.

Ma il 17 settembre la stessa ASL ha scritto formalmente di non disporre di attrezzature atte alla rilevazione degli odori, dichiarandosi disponibile a un sopralluogo congiunto con ARPAC e Carabinieri Forestali.

Quindi chiediamo:

con quali strumenti e quale metodologia venne effettuato il controllo del 4 giugno?

Furono effettuate misurazioni?

Campionamenti?

Analisi?

Oppure si trattò semplicemente della constatazione che in quel preciso momento non si percepivano odori?

Sono domande tecniche.

Servono risposte tecniche.

IL 7 SETTEMBRE COSA STAVA AUTORIZZANDO IL COMUNE?

Quando il Comune autorizzò le operazioni necessarie al completamento dell’impianto, il sequestro di capannoni e lagune era già noto.

Poi, il 18 settembre, la società comunica di avere chiesto il dissequestro o, in subordine, l’autorizzazione alle manutenzioni straordinarie e afferma che, senza un provvedimento positivo dell’Autorità giudiziaria, non può attuare gli interventi di adeguamento.

Il Comune, nello stesso giorno, revoca proprio il punto che consentiva il completamento dell’impianto.

Allora:

prima del 7 settembre era stato verificato quali interventi fossero realmente eseguibili sull’impianto sequestrato?

Se sì, sulla base di quali atti?

Se no, perché venne dato quel via libera?

 SVUOTARE LE BIOMASSE NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE SMALTIRE

La comunicazione del 18 settembre apre poi un altro interrogativo.

La società riferisce che circa 100 metri cubi di componente semi solida sono stati trasferiti dalla seconda laguna aperta nei capannoni dell’impianto, descritti come pavimentati, coperti ma chiusi soltanto su tre lati.

Quel materiale dovrà essere successivamente spostato ancora, questa volta nella terza laguna coperta.

Quindi una parte delle biomasse non è uscita dal sito.

È stata ricollocata all’interno.

Chi ha autorizzato questa movimentazione?

Chi ha verificato l’idoneità di quei capannoni?

Quali precauzioni sono state adottate per impedire nuove emissioni?

E soprattutto:

quanto materiale è realmente uscito dall’impianto e quanto è stato semplicemente spostato da una zona all’altra?

D’Andrea sintetizza:

«Svuotare una vasca non significa automaticamente aver smaltito il materiale. Noi chiediamo numeri, destinazioni e verifiche. Dobbiamo sapere dove è finita ogni quantità di biomassa e chi ha controllato le operazioni.»

I TELONI: NON BASTA VEDERE UNA VASCA VUOTA

La società afferma inoltre che il dissequestro o una nuova autorizzazione della Procura consentirebbero anche la rimozione e lo smaltimento dei teli di contenimento delle lagune aperte.

Ma ARPAC aveva già rilevato che i teli in HDPE presentavano margini laterali privi di un sistema stabile di ancoraggio, con sottopassaggio dell’aria e problemi di stabilità in caso di eventi meteorici eccezionali.

La stessa ARPAC richiamava potenziali impatti su suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee, con rischio di inquinamento o danno ambientale.

Quindi non basta fotografare una vasca vuota.

Chi ci garantisce, senza controlli adeguati, che materiale organico o liquidi non siano penetrati al di sotto dei teli o nel terreno sottostante?

Sono stati effettuati campionamenti?

È stato verificato il sottofondo?

Sono state analizzate le matrici ambientali interessate?

Va certamente rispettato ogni provvedimento dell’Autorità giudiziaria.

Ma nello stesso tempo bisogna chiarire quali operazioni siano necessarie per la completa messa in sicurezza del sito e in quale regime possano essere effettuate.

«Prima di dichiarare concluso il problema osserva D’Andrea — bisogna sapere cosa c’è sotto quei teli e bisogna farlo con controlli tecnici, non con rassicurazioni.»

E L’ALLACCIO ALLA RETE SNAM?

C’è poi un ulteriore soggetto che, a questo punto, sarebbe utile interpellare direttamente: Snam Rete Gas.

Nel sopralluogo ARPAC del 28 maggio veniva riferito che lo stabilimento non risultava ancora allacciato alla rete Snam.

La stessa ordinanza comunale del 7 settembre indicava come prospettiva futura l’avvio della produzione di biometano attraverso il corretto processo di digestione anaerobica con allaccio alla rete Snam.

Sarebbe quindi utile conoscere direttamente da Snam:

a che punto è l’iter di connessione?

Esiste una richiesta formalmente perfezionata?

Quali verifiche tecniche e documentali devono ancora essere effettuate?

Vi sono opere, autorizzazioni o adempimenti ancora necessari?

Esistono, allo stato, eventuali elementi ostativi a un futuro allaccio?

Non per anticipare conclusioni.

Ma perché, se il futuro produttivo dell’impianto passa anche attraverso la connessione alla rete nazionale, anche questo tassello deve essere conosciuto pubblicamente prima di parlare di una possibile ripresa delle attività.

LE DOMANDE CHE DEVONO ENTRARE IN CONSIGLIO

Il Comitato chiede quindi che vengano chiariti almeno questi punti:

  1. quando il Comune ha avuto piena conoscenza dell’avvio dei conferimenti e quali controlli furono effettuati;
  2. che cosa accertarono Polizia Municipale, Nucleo ambientale e ASL nei sopralluoghi precedenti agli interventi ARPAC;
  3. con quali strumenti venne effettuato il sopralluogo ASL del 4 giugno;
  4. quali istruttorie tecniche hanno sorretto le decisioni del 7 e del 18 settembre;
  5. perché il 7 settembre venne consentito il completamento prima di chiarire quali interventi fossero realmente eseguibili sull’impianto sequestrato;
  6. quanta biomassa è realmente uscita dal sito e quanta è stata movimentata internamente;
  7. chi ha autorizzato e verificato il trasferimento nei capannoni chiusi su tre lati;
  8. quali controlli sono previsti sui teloni, sul sottofondo e sulle matrici ambientali interessate e quale sarà il destino dei teli di contenimento delle lagune nel caso in cui non arrivi in tempi brevi il dissequestro o una nuova autorizzazione della Procura. Chi dovrà rimuoverli, entro quali tempi e con quali verifiche sul terreno sottostante. E, qualora emergessero contaminazioni di suolo, sottosuolo o acque sotterranee, chi dovrà provvedere alla relativa bonifica;
  9. la rimozione dei teli, la verifica del sottofondo e l’eventuale bonifica non rientrano comunque, a prescindere dal dissequestro, negli obblighi di ripristino e messa in sicurezza gravanti sulla società, considerato che ARPAC ha già rilevato criticità nei sistemi di contenimento e che l’impianto ha ricevuto e lavorato biomasse prima del completamento e del collaudo;
  10. quali prescrizioni ARPAC risultano oggi adempiute e chi lo ha formalmente verificato;
  11. qual è lo stato dell’iter di connessione alla rete Snam e quali condizioni tecniche e amministrative devono ancora essere soddisfatte prima di un eventuale futuro allaccio.

La nuova ordinanza del 18 settembre è importante.

Ma non può trasformarsi nella formula:

“abbiamo fermato tutto, quindi il problema è risolto”.

Lo stop riguarda ciò che potrà accadere da oggi in avanti.

Le domande riguardano ciò che è già accaduto e ciò che dovrà essere verificato prima di qualsiasi futuro avvio.

Il Comitato non cerca uno scontro politico.

Chiede qualcosa di molto più semplice:

ATTI. DATI. CONTROLLI. TRASPARENZA.

Perché quando si parla della salute delle persone e della tutela di un territorio, le rassicurazioni vengono dopo. Prima vengono le verifiche”.