Tempo di lettura: 2 minuti

Jammer per inibire l’uso di telefonini in cella, dall’istituto di Napoli Secondigliano parte la misura per le carceri italiane. Per l’annuncio, nella Prefettura partenopea ci sono il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, il capo del Dap, Carmine De Michele e il dirigente generale di Polizia penitenziaria Augusto Zaccariello. Ad accoglierli il prefetto Michele di Bari.

Non solo gli inibitori  dei cellulari: nel ‘pacchetto’ ci sono anche le reti contro i droni, i ‘pusher volanti’ con cui trasbordano stupefacenti in carcere, e le stanze filtro con i cani anti droga. Un giro di vite dell’amministrazione penitenziaria, insomma.

Ieri pomeriggio il primo start col jammer a Secondigliano, dopo mesi di sperimentazione. Primi effetti: si sono quadruplicate le richieste di telefonate autorizzate per i detenuti. Ma non solo. “Sono stati calcolati 24mila tentativi di accesso, ovviamente andati tutti male perché c’era l’inibizione delle telecomunicazioni in corso” spiega trionfale Balboni. Proteste invece nessuna, per il momento. Ma l’operazione ha richiesto lo spiegamento di 250 agenti di Polizia Penitenziaria, per motivi di sicurezza. “C’era il rischio di disordini da parte della popolazione detenuta – dice il sottosegretario -. Li priviamo di uno strumento fondamentale di comunicazione, soprattutto per i vertici delle organizzazioni criminali”. Non tutte le comunicazioni via cellulare saranno schermate, comunque. ‘Un numero limitato di numeri telefonici può essere abilitato a oltrepassare la barriera” precisa Balboni. Saranno le telefonate di servizio.