Mazzette nascoste nei panettoni. Operai sfruttati. Fatture per operazioni inesistenti. E persino l’ombra di calcestruzzo di scarsa qualità utilizzato nei lavori. È pesantissimo il quadro che emerge dall’inchiesta sui cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari.
Questa mattina la Guardia di Finanza di Napoli ha notificato 20 misure cautelari personali nei confronti di imprenditori e pubblici ufficiali. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, caporalato ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Su richiesta della Procura, il gip ha disposto anche il sequestro preventivo del profitto dei presunti reati di corruzione.
Ma è uno dei particolari emersi dalle indagini a rendere ancora più delicato il quadro. Secondo gli inquirenti, per una tratta della linea ferroviaria sarebbe stato utilizzato calcestruzzo di scarsa qualità. Una circostanza considerata di “straordinaria gravità” dal gip e che porta l’inchiesta direttamente dentro uno dei cantieri infrastrutturali più importanti del Mezzogiorno.
Poi ci sono le presunte tangenti. E il sistema utilizzato per farle arrivare a destinazione. Le mazzette sarebbero state nascoste persino all’interno dei panettoni regalati a Natale.
Un’inchiesta che riporta i riflettori sui lavori della Napoli-Bari, già finiti nelle scorse settimane al centro di un’altra indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri dell’Alta Velocità.
Ora un nuovo fronte giudiziario. E questa volta, accanto alla corruzione, compare anche il caporalato: dietro la grande opera destinata a cambiare i collegamenti tra Campania e Puglia, gli investigatori stanno ricostruendo quello che ritengono essere un sistema fatto di tangenti, sfruttamento del lavoro e irregolarità nelle forniture.
Le accuse dovranno essere vagliate nel corso del procedimento e resta ferma la presunzione di innocenza degli indagati fino a sentenza definitiva.


















