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Diecimila euro in un pacco natalizio. Altri quattromila in un secondo. I soldi nascosti tra panettoni e biscotti. In un altro caso un plico accompagnato da prodotti caseari e una scritta che doveva renderlo insospettabile: “Durc – regolarità contributiva”. È uno degli spaccati dell’inchiesta della Procura di Napoli sui lavori dell’Alta Velocità Napoli-Bari.

Ma i soldi sono solo l’inizio. Corruzione, caporalato, fatture per operazioni inesistenti. Operai fino a venti ore nei cantieri. Calcestruzzo che in alcuni casi non avrebbe raggiunto la resistenza prevista. Materiali con tracce di amianto che sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi.

Sotto la lente degli investigatori soprattutto i lavori sulle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. L’ipotesi degli inquirenti è quella di un sistema di rapporti tra imprenditori e pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

Favori che avrebbero riguardato diversi passaggi delle commesse. Dall’esecuzione dei lavori alla contabilizzazione. Dai controlli ai pagamenti. E in cambio, secondo l’accusa, arrivavano le utilità. Non soltanto denaro. Un bonifico da 18.300 euro, utilizzato in parte per pagare un appartamento a Roccaraso. Altri 5mila euro trovati in contanti. Poi una Porsche Macan per una vacanza. Un trattore tagliaerba da 3.722 euro. L’assunzione di un familiare. Un iPhone. Cuffie Bluetooth. Soggiorni. Un’imbarcazione con skipper. E cinque orologi di pregio. Valore complessivo: 19.900 euro.

Una contabilità parallela delle presunte tangenti che arriva fino ai regali di Natale. Poi c’è Grottaminarda. Qui l’inchiesta cambia completamente volto. Nel cantiere sarebbero stati impiegati 34 lavoratori egiziani in condizioni che, secondo gli investigatori, configurerebbero un vero e proprio sfruttamento. Turni da 10, 12, 14, 16 ore. Fino a venti ore consecutive. In alcuni casi sarebbero rimaste appena tre o quattro ore di riposo.

A questo si aggiungono le contestazioni sulle retribuzioni, inferiori ai minimi contrattuali, e quelle relative alla sicurezza. Irregolarità sarebbero state riscontrate anche nei permessi di soggiorno e nella documentazione sulla formazione obbligatoria. Ma il passaggio probabilmente più delicato riguarda ciò che resterà quando i cantieri saranno andati via. Il calcestruzzo. I carotaggi eseguiti su opere ancora in costruzione avrebbero restituito in alcuni casi valori di resistenza inferiori rispetto a quelli previsti dal progetto. In un’occasione furono registrati valori di 30, 29 e 32 N/mm². I lavori vennero bloccati. Tra le ipotesi emerse durante gli accertamenti: acqua aggiunta al calcestruzzo, dosaggio errato degli additivi, problemi nella preparazione o nel trasporto.

C’è poi un altro capitolo. Quello dei materiali di scavo. Materiali nei quali sarebbero state riscontrate tracce di amianto sarebbero stati smaltiti come semplici rifiuti non pericolosi. E infine le fatture. Operazioni ritenute inesistenti che, secondo la Procura, sarebbero servite a produrre denaro contante. Parte di quei soldi sarebbe poi tornata nel circuito delle presunte tangenti. È mettendo insieme i pezzi che l’inchiesta cambia dimensione.

Non ci sono soltanto i soldi nei panettoni. Ci sono le commesse. I controlli. I pagamenti. Gli operai. Il cemento. I materiali di scavo. E c’è soprattutto una ferrovia che dovrebbe rappresentare una delle grandi opere chiamate a cambiare il Mezzogiorno.

Venti le misure cautelari personali e interdittive disposte dal gip su richiesta della Procura di Napoli nell’indagine coordinata dal pm Henry John Woodcock. Dieci arresti domiciliari, sette obblighi di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria e tre sospensioni. Le accuse dovranno essere provate e le responsabilità degli indagati accertate nelle successive fasi del procedimento.

Ma nelle carte dell’inchiesta Napoli-Bari c’è già un paradosso difficile da ignorare. Mentre l’Alta Velocità prova ad accorciare le distanze tra Napoli e Bari, la Procura indaga su quello che sarebbe accaduto lungo i suoi cantieri. E per raccontarlo, stavolta, non bastano i soldi nascosti nei panettoni.