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Conoscere l’arco attraverso il tatto, trovare la postura, ascoltare le indicazioni e lasciare partire la freccia. Alla struttura invernale dell’Associazione Arcieri del Sannio, il primo incontro di tiro con l’arco per non vedenti si è trasformato in una mattinata di scoperta, entusiasmo e piccoli successi.

A guidare l’incontro è stato il professor Giovanni Palmieri, unico istruttore in Campania abilitato all’insegnamento del tiro con l’arco alle persone non vedenti. Una competenza specifica che ha consentito ai partecipanti di avvicinarsi alla disciplina attraverso spiegazioni, esplorazione tattile dell’attrezzatura ed esercizi guidati.

Partiti dal Centro del Volontariato di viale Mellusi insieme a Gianni Palmieri,  e Alessandro, i partecipanti sono arrivati con la curiosità di chi si avvicina a un’esperienza nuova. Ad accoglierli, un ambiente caldo e ospitale, nel quale prendere confidenza con una disciplina che richiede concentrazione, coordinazione e consapevolezza del proprio corpo.

La lezione è cominciata dalle mani. Attraverso il contatto diretto, i principianti hanno imparato a riconoscere le diverse parti dell’arco: il riser, corpo centrale con l’impugnatura, i flettenti, la corda e gli elementi che accompagnano e regolano il passaggio della freccia. Un’esplorazione guidata che ha permesso di dare forma e significato anche ai termini tecnici, tra spiegazioni e battute.

A suscitare particolare simpatia sono state le parole “incoccatura” e “scoccatura”: due momenti fondamentali, dal posizionamento della freccia sulla corda fino al suo rilascio. Gesti da conoscere e ripetere, imparando a trovare sicurezza nei movimenti.

Poi è arrivata la prova sul campo, con un risultato che ha sorpreso e incoraggiato il gruppo: tutti e tre i principianti hanno raggiunto il bersaglio.

Paola, scherzosamente chiamata “Dolcezza” da Gianni, ha replicato con prontezza: «Dolcezza a me non me l’ha mai detto nessuno». Poco dopo ha dimostrato altrettanta decisione con l’arco, centrando un 10. Lo stesso punteggio è stato raggiunto da Ivan, che Palmieri ha definito un «arciere nato».

Per Clelia, autrice del racconto della giornata, la prima difficoltà è stata invece trovare la postura più adatta alla sua condizione di mancina. Un ostacolo affrontato con ironia e con la voglia di migliorare, dentro un clima in cui anche gli errori sono diventati occasioni per imparare e sorridere.

Iniziato intorno alle 9.30, l’incontro è proseguito fino a quasi mezzogiorno. Il tempo è trascorso tra esercizi, indicazioni e tentativi, lasciando nei partecipanti il desiderio di tornare presto.

«Portiamo a casa le braccia un po’ più sveglie, la sensazione della corda ancora nelle dita», racconta Clelia. A restare è soprattutto il valore di un’esperienza condivisa, nella quale postura, respiro e ascolto hanno accompagnato ogni gesto.

Il prossimo incontro è già atteso con entusiasmo. Con Gianni, il suo assistente Antonio e Alessandro, che ha accompagnato il gruppo, ci saranno nuove occasioni per prendere confidenza con l’arco e misurarsi con il bersaglio. La prima mattinata ha lasciato un segno: quello delle frecce, ma anche quello della voglia di rimettersi in gioco.