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Avellino è la terza provincia della Campania per numero di reati ambientali accertati. È quanto emerge dal rapporto “Ecomafia 2026” di Legambiente, elaborato sulla base dell’attività svolta nel 2025 dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto. In Irpinia sono stati registrati 632 reati, con una diminuzione del 30% rispetto all’anno precedente. Le persone denunciate sono 454, due quelle arrestate e 97 i sequestri effettuati.

Un dato in calo, dunque, ma che mantiene la provincia di Avellino alle spalle soltanto di Napoli e Salerno in una Campania che continua a guidare la classifica nazionale dell’illegalità ambientale. Complessivamente nella regione sono stati accertati 5.636 reati, pari al 15,8% del totale italiano. Particolare attenzione resta sul ciclo dei rifiuti. In provincia di Avellino sono stati accertati 280 reati, un dato sostanzialmente stabile rispetto ai 283 dell’anno precedente. Crescono, invece, le persone denunciate, che arrivano a 197, mentre sono 74 i sequestri. A livello regionale la Campania conta 2.034 reati nel settore, il 18,6% del dato nazionale.

Più marcata la flessione sul fronte del cemento illegale. L’Irpinia passa dai 513 reati accertati nel 2024 ai 253 del 2025, con un calo del 50%. Sono 224 le persone denunciate e dieci i sequestri. Anche in questo settore, tuttavia, la Campania mantiene il primato nazionale, concentrando il 18,3% degli illeciti penali accertati.

“Numeri preoccupanti quelli degli ecoreati che però si traducono anche in inchieste, sequestri e arresti che raccontano il lavoro importante di Procure e forze dell’ordine sul nostro territorio”, sottolinea Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania.

Secondo Imparato, soprattutto nel settore dei rifiuti, il fenomeno sta cambiando pelle: non più soltanto trasporti, sotterramenti e sversamenti illegali, ma interessi rivolti alla gestione degli impianti, al riciclaggio dei capitali e all’economia circolare. Un sistema nel quale, evidenzia Legambiente, possono intrecciarsi imprese, illegalità diffusa e organizzazioni criminali.

Da qui la richiesta di rafforzare prevenzione e controlli. «Serve una politica che abbia coraggio e coerenza a tutti i livelli per sconfiggere questa piaga», aggiunge Imparato, indicando tra le priorità il completamento della rete degli impianti di riciclo, il potenziamento dei monitoraggi ambientali e maggiori risorse per le attività di prevenzione.

Per l’Irpinia, quindi, il rapporto restituisce un quadro a due facce: diminuiscono complessivamente i reati ambientali e si dimezzano quelli legati al ciclo del cemento, mentre sul fronte dei rifiuti il fenomeno resta sostanzialmente stabile. Numeri che continuano a tenere Avellino nelle prime posizioni regionali dell’illegalità ambientale.