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di Gianluca Veluscek

Per un pomeriggio Acerra è stata protagonista della mixology italiana. Negli spazi di ‘Ritorno’, cocktail bar all’interno dello storico Palarté, che la Capo Cocktail Competition ha scelto per la seconda tappa della sua terza edizione, dopo l’esordio al Roma Bar Show. Un appuntamento che porta la competizione nel cuore della Campania e mette a confronto gli sfidanti bartender chiamati a reinterpretare Vecchio Amaro del Capo secondo il tema “New Era Mix”.

Uno sguardo rivolto al futuro del cocktail, costruito però sulla conoscenza delle materie prime, sulla tecnica e su quella capacità di accogliere e raccontare che nel mondo del bar fa la differenza. Il banco di ‘Ritorno’ è diventato così il luogo di un confronto tra personalità, esperienze e modi differenti di intendere la miscelazione contemporanea.

Al centro della sfida e vero protagonista è sempre Vecchio Amaro del Capo, prodotto simbolo di Gruppo Caffo 1915 e oggi l’amaro più amato e acquistato in Italia. La sua ricetta, composta da 29 botaniche principalmente calabresi, diventa nella Competition materia di ricerca per i professionisti del bar, chiamati ad andare oltre il celebre rituale dell’ice-shot a -20 °C per esplorare nuove possibilità nella miscelazione.

Non soltanto un drink ben eseguito quindi, ma una ricetta capace di avere identità, essere replicabile, parlare al consumatore e raccontare una storia. Al termine di una combattuta sfida, da Acerra sono giunti i nomi dei tre nuovi qualificati alla finalissima nazionale. Si tratta di Leonardo Lasala con il cocktail ‘Dorian’ che ha come primo ingrediente Amaro del Capo Classico; Giorgio Martino con il cocktail ‘Il Mio Giardino’ a base di Amaro del Capo Riserva; e Alessandro Mennella con il cocktail ‘Bitter Sling’ con Amaro del Capo Classico. Saranno loro a proseguire il viaggio fino alla storica Distilleria F.lli Caffo di Limbadi, in Calabria, dove i finalisti nelle diverse tappe italiane si contenderanno il titolo di Official Bartender Vecchio Amaro del Capo.

Le proposte presentate ad Acerra sono state valutate attraverso tre prospettive differenti. Quella tecnica del giudice Francesco Conte bar manager blasonato; quella del giornalista Fabio Bacchi, uno dei più autorevoli professionisti italiani del settore della mixology, attento alla comunicazione e allo storytelling e quella di un appassionato del buon bere, espressione del punto di vista del consumatore. Gusto e tecnica, dunque, ma anche originalità, servizio, replicabilità e capacità di dare al cocktail un’identità riconoscibile.

“La Campania ha una personalità che arriva immediatamente anche dietro il banco – commenta Fabrizio Tacchi, Competition Director della Capo Cocktail Competition –. Ad Acerra abbiamo trovato energia, attenzione all’ospitalità e una forte voglia di raccontarsi attraverso il drink. Il tema “New Era Mix” chiedeva ai bartender di guardare avanti senza perdere il rapporto con le proprie esperienze, con le materie prime e con il territorio. Ed è proprio questo che rende interessante il viaggio della Competition. A Roma abbiamo visto un linguaggio, qui ne abbiamo incontrato un altro. Ogni tappa aggiunge un pezzo al racconto della mixology italiana e la Campania non poteva che portare un contributo molto riconoscibile”.

È proprio nel dialogo tra una lunga tradizione liquoristica e i linguaggi contemporanei del bartending che si sviluppa il progetto. Una formula che ad Acerra ha trovato un terreno particolarmente interessante dove il valore dell’accoglienza, la centralità del banco e il piacere di condividere il rito del bere sono diventati parte integrante della competizione e del modo in cui ogni cocktail viene presentato al pubblico e alla giuria.

Dopo Roma e Acerra, la Capo Cocktail Competition proseguirà verso Milano e Bologna, portando con sé esperienze e sensibilità diverse. Quattro città, quattro contesti e altrettanti modi di interpretare la miscelazione italiana prima dell’appuntamento conclusivo in Calabria.

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