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di Arnaldo Capezzuto – «Europol e la Banca Centrale Europea (BCE) mantengono un’attenzione costante, con un tavolo di cooperazione di polizia permanente dedicato specificamente al “Napoli Group” per contrastare la diffusione delle banconote prodotte in Italia».

È il focus dei vertici della Guardia di Finanza del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli con Anteprima24.it, dopo il blitz che ha portato alla scoperta di una tipografia a Napoli, nella zona dei Ponti Rossi, che approvvigionava di risme di fogli con filigrana e filo di sicurezza una stamperia digitale situata in un’elegante palazzina di via del Parco Margherita, nel cuore del quartiere Chiaia.

L’operazione, coordinata dalla Procura di Napoli dal sostituto Silvio Pavia, magistrato in forza al pool Criminalità economica diretto dall’aggiunto Alessandro Milita, ha visto, oltre al Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli, la collaborazione del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma.

«La denominazione “Napoli Group” non indica un’unica organizzazione criminale. Operano diversi gruppi che non sempre sono collegati tra loro. La logica organizzativa somiglia molto a quella dei clan della camorra. Ciò che, invece, li accomuna è la tipologia di banconote contraffatte, con specifici indicatori di classe. Queste caratteristiche, simili a una firma, consentono di ricondurre la produzione a un medesimo filone e know-how, rendendo le banconote riconoscibili dopo l’analisi da parte delle autorità competenti, come la Banca Centrale Europea».

Consultando i documenti della BCE e le carte delle inchieste del 2014 e del 2020, emerge che il 90% delle banconote false nel mondo, compresa la stampa di banconote inesistenti del taglio da 300 euro utilizzate in Germania, è prodotto dal network “Napoli Group”.

Da alcuni rapporti relativi ad attività investigative internazionali emerge addirittura la notizia dell’organizzazione di corsi di formazione sulla contraffazione, tenuti da napoletani in tutta Europa.

Nulla è improvvisato. C’è una scuola di alto livello, in continuo aggiornamento, sulle tecniche e sulle tecnologie da adoperare: stampa offset e calcografica, riproduzione perfetta della porosità e del rilievo al tatto delle banconote.

La simulazione, di estrema precisione, coinvolge anche gli ologrammi tridimensionali, le filigrane reattive ai raggi UV e gli inchiostri otticamente variabili.

Insomma, la locandina del film “La banda degli onesti”, con Totò e Peppino De Filippo, trovata al momento del blitz nella stamperia digitale di Chiaia è solo un portafortuna: chi opera non somiglia per nulla ai “personaggi alla buona” come il portiere Antonio Buonocore, il tipografo Giuseppe Lo Turco e il pittore Cardone.

«Le banconote del “Napoli Group” sono di altissima qualità – spiega ad Anteprima24.it l’investigatore del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli – molto vicine agli originali e vengono prodotte in grandi quantità. La combinazione di qualità e capacità produttiva rende il fenomeno rilevante a livello europeo: le banconote false superano i confini nazionali e si diffondono in altri Paesi dell’Unione. Il fenomeno ha una dimensione internazionale, con canali di esportazione verso Paesi europei, come Spagna, Francia, Belgio e Germania, e persino verso l’Africa. Questo è il motivo per il quale Europol e la Banca Centrale Europea (BCE) mantengono un’attenzione costante, con un tavolo di cooperazione di polizia permanente dedicato specificamente al “Napoli Group” per contrastare la diffusione delle banconote prodotte in Italia».

Il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli si occupa, a livello provinciale, delle operazioni speciali in materia valutaria e antiriciclaggio, ma anche di indagini su reati economico-finanziari e tributari, frodi fiscali, reati societari, reati contro la pubblica amministrazione e contrasto alla criminalità organizzata attraverso il GICO.

Se esiste, come in pratica esiste, una “scuola napoletana” della contraffazione, questa affonda le proprie radici nel tempo e nel familismo. Spesso la competenza e l’arte, messe al servizio del crimine, vengono tramandate a livello familiare.

«La contraffazione monetaria a Napoli ha una lunga tradizione, antecedente all’introduzione dell’euro e risalente all’epoca della lira. I contraffattori napoletani erano già predisposti a falsificare l’euro fin dalla sua introduzione, 25 anni fa. Pur non essendo strutturati come clan mafiosi, questi gruppi tramandano know-how ed esperienza, rigenerandosi e moltiplicandosi nel tempo».

L’allarme è altissimo. Il sequestro di circa 400mila euro, in banconote da 20 e 50 euro, ci racconta che a monte e a valle esiste un’organizzazione “multinazionale” che probabilmente collega l’organizzazione criminale di Napoli con quelle di vari Paesi europei.

C’è un mercato di compravendita delle banconote falsificate che si attesterebbe tra il 10 e il 20% del loro valore nominale. Il Dark Web è un canale attraverso il quale, potenzialmente, potrebbero essere distribuite queste valute false.

«Le attività investigative negli anni ci indicano la vocazione internazionale del “Napoli Group” – conclude il dirigente del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli –. È una caratteristica, un marchio di fabbrica. Sulla questione dei canali di distribuzione, come il Dark Web, su questo tema specifico non posso assolutamente esprimermi».