di Arnaldo Capezzuto
«La carta d’identità elettronica senza microchip non è una semplice anomalia, ma un forte campanello d’allarme. Il nostro invito è quello di non utilizzare i documenti alterati e, in caso di sospetti o dubbio di furto di dati, rivolgetevi alla stazione dei carabinieri più vicina oppure contattate il 112». È l’appello via social del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli rivolto in particolare ai residenti del capoluogo campano e della provincia.
In un solo giorno sono state quattro le persone arrestate o denunciate tra i quartieri di Soccavo, la zona Mercato a Napoli e nei comuni di Marano e Capri: un numero rilevante che si aggiunge ai fermati e denunciati dei giorni scorsi. Insomma, siamo di fronte a un vero e proprio fenomeno criminale che preoccupa non poco per le possibili implicazioni e connessioni con scenari internazionali, compreso, il terrorismo.
Si tratta di persone trovate in possesso di Carte di Identità Elettroniche (CIE) false o con il microchip rimosso. «Un fenomeno – fanno sapere dal Comando provinciale dei carabinieri di Napoli – spesso legato a contesti di illegalità diffusa, soprattutto allo spaccio di stupefacenti». Una emergenza che ha spinto i militari dell’Arma ad affidarsi al web per sensibilizzare la popolazione e dettare un semplice vademecum: «Per difendere i nostri dati personali possiamo mettere in atto più di qualche accorgimento: Non manomettere mai la CIE, perché diventerebbe inutilizzabile. Non utilizzare una CIE danneggiata. In caso di anomalie, rivolgiti agli uffici che hanno rilasciato il documento per verificarne la validità. Prestare particolare attenzione a richieste anomale di documenti, dati personali o codici di autenticazione. Se si sospetta un furto o un utilizzo illecito dei propri dati personali, segnalare immediatamente la situazione presso la Stazione dei carabinieri più vicina oppure chiamare il numero 112».
Pochi giorni fa sono stati i carabinieri della Stazione di Acerra a scoprire carte di identità elettroniche (CIE) a cui era stato rimosso il microchip con un taglio netto e preciso, incompatibile con un’usura accidentale. Gli investigatori – in quel caso – hanno parlato di una nuova frontiera della falsificazione: documenti apparentemente integri ma privati del componente elettronico. Si valuta anche il possibile riutilizzo dei chip nelle frodi d’identità e, quindi, ci si sposta in uno scenario più ampio. La Carta d’Identità Elettronica non è soltanto una tessera con fotografia e dati anagrafici; il microprocessore costituisce una componente fondamentale dei sistemi di sicurezza e di identificazione digitale. Il chip, infatti, contiene dati personali e biometrici e consente l’autenticazione digitale e l’accesso a servizi online. La sua asportazione, quindi, altera materialmente il documento e può renderlo inutilizzabile per le verifiche elettroniche.
E qui si apre il capitolo più delicato. Perché qualcuno dovrebbe togliere il chip? Le ipotesi sono diverse e non necessariamente riconducibili allo stesso fenomeno. «In generale – spiegano gli investigatori – un microchip proveniente da una CIE autentica è associato a un’identità reale e può costituire una falsa identità di copertura, ma autentica. La possibilità che componenti elettronici originali vengano sottratti e successivamente utilizzati nell’ambito di documenti contraffatti è una delle piste che non può non essere presa in considerazione. Il chip – rimosso in modo chirurgico – potrebbe diventare una sorta di “pezzo di ricambio” per costruire identità contraffatte più credibili».
C’è riserbo investigativo, ma i tre casi di Acerra sembrano collegati tra loro, sebbene non sia ancora chiaro se i chip rimossi siano stati effettivamente rivenduti o utilizzati per realizzare documenti falsi. Un altro problema molto complesso non riguarda soltanto il “falsificare una carta”, ma costruire o utilizzare un’identità apparentemente credibile sfruttando dati e componenti autentici, mettendo così a rischio finanziamenti, apertura di rapporti contrattuali, attivazione di servizi o altri procedimenti nei quali l’identità della persona costituisce l’elemento fondamentale. Infine c’è da ricordare che la Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha stabilito che una CIE priva di microchip o manomessa è equiparata a tutti gli effetti a un documento falso. Chi la esibisce rischia il sequestro immediato e una denuncia penale.


















