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Mezzi agricoli in strada, manifestanti incatenati, una bara e le tessere elettorali date alle fiamme. La crisi dell’agricoltura irpina esplode in Piazza Libertà, ad Avellino, dove gli agricoltori sono scesi in piazza per protestare contro il caro gasolio, l’aumento dei costi di produzione e le difficoltà economiche che rischiano di mettere in ginocchio numerose aziende del territorio.

Una manifestazione dai toni forti, nonostante la pioggia, per chiedere il riconoscimento dello stato di crisi e interventi immediati da parte delle istituzioni. A pesare sui bilanci delle imprese agricole sono soprattutto il prezzo elevato del carburante, i rincari delle materie prime e la difficoltà di sostenere le spese necessarie per continuare a lavorare. “Siamo stanchi, come agricoltori, come cittadini e come popolo. È arrivato il momento di far sentire la nostra voce”, ha dichiarato Roberto Lauro, spiegando il significato della bara portata in piazza, simbolo della morte dell’agricoltura italiana. Una protesta accompagnata anche dal gesto di bruciare le tessere elettorali, per manifestare il malcontento nei confronti della politica. La partecipazione è stata inferiore alle aspettative, anche a causa del maltempo, ma la mobilitazione non si ferma. “Siamo contadini, siamo testardi e continueremo a manifestare“, ha ribadito Lauro.

A denunciare la situazione è anche Antonello Nudo, presidente di UniAgri (Unione Agricola). “Le aree interne sono state completamente dimenticate. La politica si ricorda di questi territori soltanto durante le campagne elettorali, quando si fanno grandi promesse e si chiedono voti. Se muore l’agricoltura, muoiono anche questi territori“.

L’emergenza riguarda in particolare la Media Valle dell’Ufita e l’Alta Irpinia, dove diverse aziende cerealicole rischiano di non riuscire a sostenere le spese per la semina del grano. Il costo del gasolio agricolo e la mancanza di liquidità rappresentano ostacoli sempre più difficili da superare. “Ci sono aziende che oggi non hanno le risorse per acquistare carburante e materie prime. I terreni devono essere arati e seminati adesso, altrimenti rischiamo di lasciare intere superfici agricole incolte”, ha spiegato Nudo.

Tra le richieste avanzate, un bonus carburante immediato, contributi diretti attraverso il regime de minimis e misure che non costringano gli agricoltori a ricorrere a nuovi finanziamenti o ad anticipare somme di cui non dispongono. Una situazione che coinvolge anche olivicoltori e produttori di olio.

Dal capoluogo irpino arriva dunque una richiesta precisa: abbattere i costi che gravano sulle aziende, garantire sostegni immediati e impedire che la crisi comprometta definitivamente il futuro dell’agricoltura nelle aree interne.