di Arnaldo Capezzuto
Quando le previsioni meteo annunciano giorni di pioggia, scatta il tam-tam via Telegram e WhatsApp di gruppo per coordinarsi. La fittissima rete di cittadini della comunità del Bangladesh si arma ed è subito operativa. Tirano fuori da piccoli depositi, garage, scantinati di fortuna e retrobottega i loro passeggini con due tipologie di merce: ombrelli e k-way.
Accade che, quando piove a dirotto, compaiano in strada, nei vicoli e nelle piazze; ma soprattutto si appostano nei pressi delle stazioni della metropolitana, delle funicolari, delle fermate degli autobus e nei paraggi dei luoghi d’arte più visitati dai turisti. Un duro lavoro che qualcuno deve pur svolgere.
Un’organizzazione perfetta, capillare e flessibile che invade e occupa gli spazi. Questo servizio lo offrono da anni: è una loro specifica caratteristica. Si occupano della vendita di ombrelli e k-way di fortuna e, così facendo, evitano ai più distratti di farsi un bagno e prendersi quasi certamente un malanno.
Attenzione: questo tipo di attività non ha nulla di sospetto o di losco, diversamente da quanto si può dire per i tantissimi negozi sorti come funghi e specializzati nella vendita di gadget, calamite e cianfrusaglie varie. A Napoli basta percorrere via Chiaia e un tratto di via Toledo per contarne lungo le due arterie un numero spropositato.
La vendita di ombrelli è un’altra storia: si fonda su una solida rete e su vincoli di solidarietà. Chi proviene dal Bangladesh sa che può contare su questo sostentamento minimo. Chi è arrivato da più tempo aiuta i nuovi arrivati o chi non ha il permesso di soggiorno, anticipando il capitale per la merce o subaffittando posti letto e spazi nei magazzini. Può essere un inizio: cominciare a guadagnare per sopravvivere e inviare qualche soldo alla famiglia.
Nella maggior parte dei casi i rappresentanti dei venditori si approvvigionano dai grossisti cinesi e acquistano interi stock di ombrelli e k-way a pochi euro, per rivenderli a 3, 5 e 10
euro. Quando non piove, si passa ad altri articoli, come la vendita delle rose e dei power bank.
“Da tre anni sono a Napoli – racconta Aslam Pattader, 45 anni –. Mi aiutano i miei connazionali che vivono da tempo in città. Devo ringraziarli: come comunità riusciamo a sostenerci e venirci incontro. È così che, piano piano, riusciamo a sopravvivere”.
E poi sottolinea: “Napoli è una città molto accogliente e inclusiva. Qui davvero la gente è buona e spesso accade che acquistino l’ombrello solo per aiutarti e sostenerti”.
“In Bangladesh ho la mia famiglia – aggiunge Aslam Pattader –: mia moglie e mio figlio. Lavorando con impegno riesco a inviare loro qualche risparmio. Il mio Paese è molto povero, non c’è lavoro e neppure la possibilità di costruire un futuro concreto. Il mio sogno è quello di avere una maggiore stabilità economica, farli venire qui e così riunire la nostra famiglia”.


















