di Arnaldo Capezzuto –
L’ultimo incidente sul luogo di lavoro è accaduto poche ore fa nel cimitero di Poggiomarino: un dipendente di 58 anni, residente a Scafati ed impiegato in una ditta di onoranze funebri, è caduto da una scala da un’altezza di circa tre metri durante una tumulazione in una cappella privata. L’uomo avrebbe battuto la testa riportando varie fratture, ed è ora ricoverato all’ospedale del Mare. Questo episodio segue altri tre gravi incidenti mortali avvenuti in Campania nell’ultima settimana, che hanno riacceso drammaticamente il dibattito sulla sicurezza nei cantieri.
A Prata Principato Ultra (Avellino), Pietro Pellegrino, 56 anni, è morto sul colpo dopo che il lucernario su cui si trovava ha ceduto, facendolo precipitare da un’altezza di circa dieci metri mentre smontava dei pannelli solari. Ad Apollosa (Benevento), Antonio Simone, 46 anni, è rimasto travolto dal crollo improvviso di un muro in cemento che stava realizzando all’interno di un’azienda della filiera zootecnica; inutili i soccorsi. A Caivano, infine, Salvatore Calignano, 61 anni, è precipitato mentre lavorava sul tetto di un capannone industriale. L’operaio edile, impiegato in nero, è stato trovato gravemente ferito e abbandonato in una strada isolata, per poi morire all’ospedale di Giugliano. Una vera e propria mattanza che ha visto a più riprese l’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con un sollecito invito al Parlamento ad intervenire con leggi più stringenti. «In Campania si registrano 61 decessi sul lavoro a cui si aggiungono 23 casi in itinere, per un totale di 84 vittime, collocando la regione tra le più esposte insieme al Veneto. Su scala nazionale si stimano circa 700 morti nei primi 10 mesi, con il rischio concreto di raggiungere quasi 1.000 decessi annui complessivi. Non possiamo più limitarci al cordoglio né assistere inermi a questa strage», dichiara Giovanni Sgambati, Segretario Generale della UIL di Napoli e Campania, in un colloquio con Anteprima24.it.
Numeri da emergenza nazionale che dovrebbero spingere le istituzioni a varare interventi urgenti. «Il sindacato UIL ha chiesto con forza un intervento legislativo che introduca il reato di omicidio colposo sul lavoro e l’istituzione di una Procura speciale della Repubblica con magistrati dedicati alle indagini e ai processi, per spezzare quella che definisco “impunità strutturale” – accusa Sgambati -. L’attuale quadro normativo non applica una reale corresponsabilità penale lungo tutta la catena d’appalto, incentivando la deregolamentazione della sicurezza nei cantieri».
Se le grandi imprese, società e consorzi sono soggette a frequenti controlli, ci si chiede dove sia l’anello debole della catena: «L’80% degli incidenti mortali si concentra in contesti aziendali minori: piccole imprese inserite nella filiera degli appalti e subappalti, dove mancano i controlli ispettivi e le sanzioni – evidenzia il Segretario Generale -. Si tratta di realtà lavorative dove domina il lavoro nero o grigio, con contratti irregolari, totale assenza di formazione sulla sicurezza e persino la mancanza dei dispositivi di protezione essenziali, dal costo irrisorio».
Sgambati ribadisce due punti fondamentali ad Anteprima24.it: «C’è un controsenso per cui esiste l’omicidio stradale ma non una specifica fattispecie di omicidio colposo sul lavoro. Ci battiamo con convinzione per il riconoscimento formale di questo reato per punire la negligenza dei datori di lavoro. L’inerzia legislativa e parlamentare dipende forse dal forte peso delle lobby datoriali, e ciò avviene nonostante i continui solleciti del Presidente Mattarella e le parole di Papa Francesco». Il secondo punto irrinunciabile riguarda la giustizia: «Serve un organo inquirente e una Procura speciale dedicata a garantire indagini tempestive e giustizia alle famiglie dei lavoratori che, nella maggior parte dei casi, restano con un pugno di mosche a causa delle frequente prescrizione e senza alcun risarcimento».


















