Ci sono immagini che non hanno bisogno di commenti. Video che parlano da soli, fotografie che restituiscono più di mille parole e che, soprattutto, impongono una domanda: come è stato possibile lasciare che il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino arrivasse a questo punto?
Quelle che arrivano dall’interno del principale presidio culturale del capoluogo irpino sono immagini che feriscono. Non soltanto per ciò che mostrano, ma per quello che rappresentano: il volto di una struttura che avrebbe dovuto essere custodita, valorizzata e difesa e che oggi si trova a fare i conti con i segni di una lunga stagione di degrado e abbandono.
Il Carlo Gesualdo non è un edificio qualunque. È uno dei luoghi simbolo della città, un riferimento per la vita culturale di Avellino e una struttura di rilievo nel panorama teatrale campano.
Non solo abbandono e degrado, anche segni evidenti di bivacchi: porte forzate, bottiglie di birra, resti di alimenti, indumenti, sigarette spente.
L’assessore alla Cultura Luca Cipriano, in passato Presidente del Massimo cittadino, accompagnato dall’assessore ai lavori pubblici Enza AMBROSONE, spiega la scelta di aprire le porte del teatro alla stampa e, attraverso le immagini raccolte, mostrare alla città lo stato della struttura: «Le immagini che avete registrato sono il punto da cui l’amministrazione Pizza deve ripartire per far rinascere il teatro Gesualdo. Sono immagini che fanno male, che feriscono», ha aggiunto Cipriano rispondendo indirettamente all’ex sindaco Gianluca Festa pur senza nominarlo: “giudicate da soli chi ha ‘ucciso’ il Gesualdo”.
Serviranno interventi, risorse, tempi certi e una strategia capace di restituire al teatro la sue dignità “la migliore guardiania sarà tenere il Teatro aperto. E lo faremo, salvaguardando la gestione pubblica”, promette l’assessore.





































