Dall’Irpinia al Salernitano, la fotografia di matrimonio narrativa racconta la giornata invece di metterla in posa. Il metodo di Biagio Sollazzi.
Flumeri, 13 giugno 2023. Nel giardino di Villa Relais Imperatrice, in un piccolo borgo dell’Irpinia al confine tra Campania e Puglia, il sole sta calando. Antonia ha i capelli rossi e la luce dorata del tramonto li accende ancora di più. Accanto a lei c’è Gerardo. Per il fotografo è il momento da non perdere: quella luce dura pochi minuti.
È una delle storie raccontate da Biagio Sollazzi, fotografo di matrimonio che lavora in tutta la Campania. Quella di Gerardo e Antonia, “due ragazzi innamoratissimi”, come li descrive lui, è una delle tante giornate che ha seguito dall’inizio alla fine, provando a raccontarle più che a costruirle. È questa l’idea alla base della fotografia di matrimonio narrativa.
Fotografia di matrimonio narrativa: il racconto prima della posa
Per anni l’album di nozze ha seguito uno schema preciso: gli sposi in piedi, il gruppo dei parenti, il taglio della torta. Il reportage ribalta la prospettiva. Al centro non c’è più la foto da mettere in cornice, ma il racconto di una giornata intera, con i suoi sguardi, le attese e le risate.
«Il compito del fotografo matrimonio non si limita a scattare foto. È un lavoro che richiede empatia, comprensione e sensibilità», spiega Sollazzi. Per lui il reportage si regge su tre cose: discrezione, sensibilità e la capacità di cogliere gli attimi che contano davvero. L’obiettivo, si legge sul suo sito, è fermare «l’intimità e le emozioni di ogni momento prezioso».
Questo non vuol dire lasciare tutto al caso. «Ogni scatto è studiato nei minimi dettagli, utilizzando la luce, i colori e la composizione per creare risultati sorprendenti», aggiunge. La spontaneità riguarda le persone. La tecnica resta tutta dalla parte del fotografo.
Come lavora un fotografo di matrimonio intimo ed empatico
Il lavoro di un fotografo di matrimonio intimo ed empatico non comincia il giorno delle nozze. Per Sollazzi il rapporto con la coppia nasce al primo incontro, e la priorità è costruire un legame di fiducia, quasi di amicizia.
Durante la cerimonia e il ricevimento il fotografo diventa quasi invisibile. «Mi muovo con eleganza tra gli sposi, gli invitati e i panorami, senza disturbare l’atmosfera naturale dell’evento», racconta. Usa soprattutto la luce naturale e quello che offre l’ambiente: i dettagli che emergono da soli nella scena, i giochi di luce e ombra, le prospettive meno ovvie. È così che un fotografo professionista originale e creativo riesce a trovare immagini nuove anche in un luogo già fotografato cento volte.
Il risultato è uno stile reportage e spontaneo che documenta emozioni, espressioni e piccoli dettagli. Sono quelle cose, dice Sollazzi, che rendono ogni matrimonio diverso da tutti gli altri.

Dimore storiche e luce del pomeriggio: il racconto cambia con il luogo
Tra Irpinia e Salernitano il luogo entra a far parte della storia. A Flumeri, Villa Relais Imperatrice offre un grande parco con viste panoramiche e un giardino adatto ai riti all’aperto. Quando il tempo non aiuta c’è una sala interna con un’ampia vetrata panoramica.
Nell’Agro nocerino-sarnese le cornici sono diverse. A Roccapiemonte, Villa Ravaschieri è una dimora del Cinquecento in stile rinascimentale, con giardini, affreschi, una cappella privata per il rito religioso e un grande salone che un tempo ospitava musica, feste e balli. A Castel San Giorgio, Villa Soglia, del Settecento, conserva affreschi e dipinti. Nella Sala Principale un affresco barocco rappresenta proprio un banchetto di nozze. Ci sono poi la Sala degli Specchi, con le pareti ricoperte di specchi dorati, e la Sala del Camino, con il camino in pietra e le travi a vista, pensata per un matrimonio più raccolto.
In luoghi come questi la scelta della luce fa la differenza. Per gli esterni Sollazzi preferisce la luce calda del tardo pomeriggio: è la stessa luce che a Flumeri ha acceso i capelli di Antonia.
Il giorno dopo: quando il fotografo diventa uno di famiglia
C’è un dettaglio che Sollazzi racconta volentieri. Molte coppie lo chiamano il giorno dopo le nozze per ringraziarlo, prima ancora di aver visto una sola fotografia. Qualcuno gli dice di essere diventato parte della propria vita, quasi «un amico o un fratello stretto».
«La felicità di una coppia il giorno dopo il matrimonio è un’emozione unica. Vedere la loro gratitudine, sentirsi parte dei loro ricordi, essere riconosciuto come una persona di fiducia, è un’esperienza che non ha prezzo», dice. E ricorda che, per lui, «il matrimonio è l’arte di creare qualcosa di meraviglioso, un gioiello che durerà per sempre».

Cosa chiedere al proprio fotografo
Per chi si sposa in Irpinia, nel Salernitano o altrove in Campania e cerca un racconto più che una serie di pose, qualche domanda aiuta a scegliere. Il primo incontro è un confronto o solo un preventivo? Il fotografo conosce già la location e sa come cambia la luce durante la giornata? Nel portfolio ci sono servizi completi, dalla preparazione alla festa, o soltanto le foto migliori? Chi vuole capire come funziona un reportage dall’inizio alla fine può leggere il suo approccio al reportage di matrimonio e guardare le gallerie delle giornate già raccontate.
Biagio Sollazzi è fotografo di matrimonio in Campania. Portfolio e contatti su biagiosollazzi.com















