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Le scomposte reazioni e il trattamento riservato tanto ai tifosi quanti ai giornalisti in sala stampa sono l’evidente ed incommentabile segnale dello stato di tensione e difficoltà nel quale Serse Cosmi è piombato nell’ultimo mese di gestione della Salernitana.

Il tecnico umbro è – diciamolo subito – vittima delle sue stesse lisergici interpretazioni. Perché al netto della difesa d’ufficio riservata al gruppo non può passare in cavalleria l’evidente crisi di gioco e di risultati figlia delle scelte del trainer granata. Cosmi non accetta, di fatto, il contraddittorio con la critica e non vuole in alcun modo che si contesti un cammino deludente, nettamente al di sotto delle aspettative della piazza, costretta da quattro anni a “prendere schiaffi” senza soluzione di continuità. Un ambiente deluso e sfiduciato che non merita – oltretutto – il continuo rimbrotto circa la “competenza” o il desiderio di ambire a qualcosa “di meglio” di un risicato pareggio contro una generosa ma comunque modesta Scafatese.

Gli alibi, per carità, sono molteplici e trascinano sul banco degli imputati anzitutto l’altro convitato di pietra di questo processo, ovvero il diesse Faggiano, e soprattutto la nobiltà granata: amministratore delegato, presidente “facente funzioni” e patron, ieri tutti presenti all’Arechi salvo poi sparire nel ventre dello stadio al triplice fischio.

Il concorso di colpa è palese: da una parte un tecnico colpevole di aver accettato una situazione di totale approssimazione, una rosa corta e male assortita e un gruppo che sembra già con la testa altrove. Da un’altra un diesse che ha operato da “tagliatore di teste” pensando anzitutto ad abbattere il monte ingaggi per oltre un milione e mezzo di euro mettendo in pratica la terza rivoluzione consecutiva. Infine, ma non meno colpevole, la dirigenza che opera “a vista” aspettando che si concretizzi l’auspicata cessione da Iervolino al gruppo Veneto che sembra davvero ad un passo dal suo ingresso in città.

Ma ci chiediamo, concretamente, quanto ancora si possa attendere che la situazione divenga effettiva lasciando affondare un barcone in palese difficoltà di navigazione condotto da un timoniere che sembra sempre meno sicuro della rotta tracciata.

In molti credono che l’avventura di Cosmi a Salerno sia giunta al capolinea. Dando per legittimo questo assunto resta, evidente, la difficoltà di chi comanda nel prendere una decisione che sarebbe comunque “a scadenza” in attesa del passaggio di proprietà? Per dirla in soldoni: se la Salernitana a breve cambierà proprietà i nuovi “padroni” accetteranno un tecnico scelto dal precedente management quando magari i programmi e i progetti sono diversi?

La palla, anche stavolta, è tra i piedi di Danilo Iervolino: in preda al contrasto interiore tra orgoglio e “pregiudizio”, tra il desiderio di uscire dal mondo del calcio quanto prima e l’isteria per il “trattamento” ricevuto tocca solo al patron granata decidere se e come intervenire per “sbrogliare la matassa”.

Intanto la classifica granata impone una seria e concreta riflessione. Il papocchio ha partorito una creatura amorfa e dopo dieci giornate la piega della stagione sembra già drammaticamente anonima. C’è ancora tempo e modo per raddrizzare la rotta, certo: a condizione che ci sia anche la volontà per farlo.