La sera del 19 settembre venne inseguito e accoltellato dai suoi stessi parenti che lo ritenevano un ‘infame’ in quanto si era allontanato dalla sua famiglia, gli Amirante, per avvicinarsi a quella rivale della sua fidanzata.
Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia Stella di Napoli, fu questo il movente del tentato omicidio del 21enne Carmine Amirante per il quale i militari dell’arma, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia partenopea e dalla Procura per i minorenni di Napoli, hanno arrestato quattro persone, tra cui un sedicenne, ritenuti componenti del gruppo che entrò in azione.
Il gip che ha emesso l’ordinanza, ha ritenuto sussistente il pericolo di fuga e la possibilità che il reato possa essere reiterato visto che le minacce nei confronti della vittima sono continuate anche dopo il tentato omicidio. Per questi motivi ha disposto l’arresto in carcere per i tre maggiorenni e la detenzione nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei per il minorenne.
L’arresto in carcere è stato disposto per Giacomo Amirante, 25 anni, zio di Carmine; Antonio Arcopinto, 20 anni e per Simone Francesco Cimetta, 18 anni.
I tre, con il 16enne, si appostarono in piazza Largo al Mercato per attendere l’arrivo di Carmine Amirante che, appena sceso dall’auto, venne accerchiato e colpito ripetutamente con un coltello, anche mentre la vittima del tentato omicidio tentava la fuga.
L’accoltellamento venne preceduto da diversi episodi violenti: all’inizio del 2026, a Giacomo venne sfondata e parzialmente incendiata l’auto; tra marzo e aprile venne lanciata una molotov contro l’abitazione della nonna e a fine agosto spararono contro il portone e il balcone della stessa abitazione


















