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Diciassette procedure concorsuali, 2.321 partecipanti e una rete di segnalazioni politiche che, nella ricostruzione di Gabriele Corona, riporterebbe fino a Clemente Mastella. È attorno a questi elementi che il fondatore di Altra Benevento è Possibile ha sviluppato il suo intervento al Kindergarten del Triggio, presentando un dossier sulle presunte irregolarità nei concorsi del Comune di Benevento. Un lavoro che rimette al centro della discussione il rapporto tra assunzioni pubbliche, consenso e gestione del potere.

Corona è tornato a parlare alla vigilia della manifestazione indetta dalle formazioni di centrosinistra per chiedere le dimissioni del sindaco. Lo ha fatto illustrando documentazione, ricostruendo procedure e annunciando di avere presentato in mattinata una nuova denuncia alla Procura della Repubblica. Il cuore della serata è stato Concorsopoli. E, soprattutto, il ruolo che le segnalazioni politiche avrebbero avuto nell’accesso ai posti di Palazzo Mosti.

Secondo la ricostruzione esposta, una parte consistente dei vincitori comparirebbe negli elenchi dei candidati segnalati. Nomi che Corona collega a esponenti di Noi di Centro, assessori, consiglieri comunali, sindaci e altre figure del panorama politico e amministrativo provinciale. Tra i riferimenti indicati dal denunciante ricorrerebbe anche quello di Mastella. Un quadro che, nella lettura di Corona, non potrebbe essere liquidato come una somma di iniziative personali scollegate tra loro.

Uno dei passaggi più significativi riguarda gli scorrimenti delle graduatorie. I posti inizialmente messi a concorso, secondo i dati illustrati, erano 29; le assunzioni sarebbero poi arrivate a 63. Corona sostiene che alcuni candidati non segnalati siano riusciti a ottenere punteggi superiori a quelli dei concorrenti raccomandati, modificando così gli esiti attesi da chi avrebbe effettuato le segnalazioni. Gli scorrimenti avrebbero successivamente consentito l’ingresso anche di candidati rimasti inizialmente fuori dai posti disponibili.

È questa l’interpretazione proposta dal denunciante. L’aumento delle assunzioni e il ricorso alle graduatorie, da soli, non dimostrano irregolarità: il punto sollevato da Corona riguarda il possibile collegamento tra quelle decisioni amministrative e gli interessi dei segnalatori. Un collegamento sul quale viene chiesto alla magistratura di fare luce.

Ma come nasce il dossier? Corona ha ricordato le contestazioni avanzate negli anni sulle procedure concorsuali, spiegando che la raccolta degli elementi avrebbe trovato ulteriori riscontri dopo l’arresto di Gennaro Santamaria. In particolare, ha richiamato le tabelle attribuite all’ex dirigente comunale, nelle quali sarebbero stati annotati candidati, riferimenti politici ed esiti dei concorsi. A questa documentazione si sarebbero aggiunte le segnalazioni di cittadini e partecipanti alle selezioni, sottoposte a un lavoro di verifica. Non tutto quanto ricevuto, ha precisato, era utilizzabile o sorretto da riscontri.

L’intervento ha affrontato anche presunte anomalie nei bandi, possibili incompatibilità nelle commissioni, modalità di valutazione degli elaborati e percorsi professionali ritenuti meritevoli di approfondimento. Questioni diverse, che Corona riconduce a un problema complessivo di trasparenza e controllo dell’amministrazione.

Nel corso dell’incontro non sono mancati riferimenti a esponenti e ambienti politici esterni al mastellismo, così come critiche alle opposizioni e al Movimento 5 Stelle. Passaggi che allargano il quadro delle contestazioni, senza cambiare il tema principale della denuncia: il funzionamento delle assunzioni comunali durante l’amministrazione Mastella e il peso che la politica avrebbe esercitato su quelle procedure.

Resta necessaria una distinzione. Essere indicati come segnalatori non equivale a essere responsabili di un reato, così come la presenza di un candidato in un elenco non dimostra che abbia superato il concorso senza merito. Le accuse esposte da Corona dovranno essere verificate nelle sedi competenti.

La valutazione politica, però, ha tempi e strumenti diversi da quella giudiziaria. Ed è qui che il dossier chiama in causa Mastella e la sua maggioranza: quali controlli sono stati esercitati? Quali spiegazioni vengono offerte sulle segnalazioni descritte? E quale distanza c’era, nella gestione di Palazzo Mosti, tra l’interesse dell’amministrazione e quello del partito?

In sala, tra gli altri, erano presenti i due consiglieri comunali Francesco Farese e Angelo Moretti, l’ex consigliere regionale Gino Abbate,  l’ex consigliere comunale Italo Di dio e il segretario di Civico 22 Giuseppe Iorio.