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“Un uomo che va al lavoro per guadagnarsi un pezzo di pane e non torna più”. Il fratello di Carmine Griffone parte da qui per ricordarlo, a un anno dalla morte: da un turno di servizio diventato l’ultimo, da quel ritorno a casa che non c’è stato.

Il 31 ottobre 2025 il vigilante beneventano, 55 anni, perse la vita mentre lavorava nell’area del cantiere ferroviario di Tufara Valle, nel territorio di Apollosa. Nel primo anniversario della scomparsa, il fratello gli dedica un breve messaggio: “È passato un anno da quando non ci sei. Il tempo passa, ma il tuo ricordo resta impresso nel cuore, immutato e prezioso, di chi ti ha amato”. Sono parole con cui la famiglia vuole tenere viva la memoria di Carmine. Il ricordo di un fratello, degli affetti e di una quotidianità interrotta quella notte, mentre svolgeva il suo lavoro.

Griffone era impegnato in un servizio di vigilanza presso la stazione di Tufara Valle, nell’area interessata dai lavori sulla linea Eav. Venne trovato sotto un pesante cancello in ferro uscito dalle guide. A dare l’allarme fu un altro vigilante. Intervennero il personale sanitario del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri, ma per il 55enne non ci fu nulla da fare. Sull’accaduto la Procura di Benevento aprì un’inchiesta. Nei mesi successivi, alla perdita si sono aggiunti gli interrogativi sulle cause della morte. Gli accertamenti medico-legali hanno ricondotto il decesso a una causa cardiaca: una conclusione che i familiari contestano, chiedendo di approfondire il ruolo avuto dalla caduta del cancello. La famiglia si è opposta alla richiesta di archiviazione, sollecitando ulteriori indagini. La ricostruzione dell’accaduto e le eventuali responsabilità restano affidate all’autorità giudiziaria.

In questo 31 ottobre, accanto alla richiesta di chiarezza, c’è il desiderio di ricordare Carmine, i suoi 55 anni e una vita interrotta durante una sera di lavoro.