“Gli americanismi non ci appartengono”. Parte da questa considerazione la lettera che il vescovo della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, monsignor Giuseppe Giudice, ha indirizzato ai fedeli e ai parroci in occasione della Commemorazione dei Defunti, accompagnandola con una serie di disposizioni e richiami destinati a riportare le esequie cristiane al loro autentico significato religioso. Nel messaggio, intitolato “L’ora di passare da questo mondo al Padre”, il presule esprime preoccupazione per quella che definisce una progressiva deriva dei funerali, sempre più affidati a logiche commerciali e a modelli culturali estranei alla tradizione cristiana. Un fenomeno che, secondo il vescovo, rischia di svuotare di significato uno dei momenti più delicati dell’esperienza umana e della vita di fede. «Le esequie cristiane hanno preso una deriva e una piega che ha poco dell’anima cristiana», scrive Giudice, denunciando come famiglie e comunità abbiano progressivamente delegato ad altri l’accompagnamento dei defunti, relegando il lutto a una dimensione privata o addirittura commerciale. Da qui l’invito a una vera e propria “rievangelizzazione” della morte e del dolore, attraverso una presenza più forte delle comunità parrocchiali.Nel documento emerge una critica esplicita a quelle influenze culturali che il vescovo definisce «americanismi che non ci appartengono». Un riferimento che arriva nei giorni in cui anche in Italia si moltiplicano le iniziative legate ad Halloween e, più in generale, si diffondono modelli che tendono a trasformare il rapporto con la morte in un fatto sempre più spettacolarizzato e distante dalla tradizione cristiana. Accanto alla riflessione pastorale, la diocesi ha voluto ribadire precise norme per la celebrazione dei funerali. I parroci sono invitati a recarsi personalmente presso le famiglie colpite dal lutto per offrire conforto e concordare le esequie. L’omelia dovrà essere breve e centrata sull’annuncio della risurrezione, evitando di trasformarsi in un elogio funebre. Limitati anche gli interventi di parenti e amici durante la celebrazione, che non dovranno sovrapporsi al significato liturgico del rito. Particolare attenzione viene riservata alla cremazione. Pur ammettendola secondo le norme della Chiesa, il vescovo mette in guardia dal rischio che diventi «una moda» o una scelta dettata esclusivamente dalla praticità. Viene inoltre ribadito che le ceneri non possono essere disperse né conservate nelle abitazioni private, ma custodite in luoghi idonei destinati alla preghiera e alla memoria.Tra le altre indicazioni figurano l’invito a evitare eccessi nelle composizioni floreali, preferendo destinare le somme alla beneficenza, il divieto per le imprese funebri di richiedere offerte a nome della Chiesa e la precisazione che nelle case del commiato non possono essere celebrate messe esequiali.Per monsignor Giudice si tratta di un richiamo necessario in un tempo caratterizzato da «confusione» e da una crescente perdita del senso cristiano della morte. L’obiettivo, sottolinea il vescovo, non è introdurre nuove regole, ma recuperare una tradizione che per secoli ha accompagnato le famiglie nel momento del dolore, preservando la centralità della fede nella morte e risurrezione di Cristo. Una tradizione che, secondo il presule, oggi va custodita con maggiore attenzione proprio di fronte a mode e influenze culturali che rischiano di allontanarla dalle sue radici.



















