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“Non sto chiedendo compassione e non voglio essere compatita. Sto chiedendo rispetto, giustizia e soprattutto che non venga minimizzato quello che ho subito”. A parlare è la ragazza rimasta ferita nell’aggressione di ieri al Rione Ferrovia di Benevento. Ha contattato Anteprima24 per raccontare la propria versione dei fatti e ha chiesto di mantenere l’anonimato, in attesa che venga fatta piena chiarezza sull’accaduto.

Secondo la sua testimonianza, l’uomo aveva bevuto e non avrebbe accettato un suo rifiuto: “È arrivato a picchiarmi, mordermi e strangolarmi. Il risultato? Dieci giorni di prognosi, mezzo corpo dolorante, ferite e dolori che ancora oggi mi costringono a stare a casa”. A pesarle sono anche alcune reazioni dei presenti: “Sentire alcuni passanti dire ‘poverino’ mentre veniva accompagnato in macchina. Vorrei vedere se fosse capitato a una delle vostre figlie, delle vostre sorelle o a una donna a cui volete bene. Vorrei vedere se avreste avuto la stessa compassione”. La ragazza ringrazia le forze dell’ordine e chi è intervenuto: “Non ero sola: c’era mio fratello e c’erano altre persone che, fortunatamente, non sono rimaste a guardare e sono intervenute. A loro va il mio grazie, perché in un momento del genere anche solo avere qualcuno che ti aiuta può fare la differenza. Non tutti sono rimasti indifferenti, e questo è giusto riconoscerlo”. Poi la riflessione sulla sicurezza: “Continuiamo pure a dire che Benevento è una città tranquilla e sicura, ma la sicurezza si misura anche da come vengono tutelate le persone e da come si reagisce davanti alla violenza”.

L’intervento della Polizia lungo viale Principe di Napoli si era concluso con un arresto e una denuncia. La giovane chiede di ascoltare anche il suo racconto: “Dietro una notizia raccontata a metà c’è una persona vera, una ragazza che soffre e che sta cercando di riprendersi da quello che è successo”. La richiesta con cui chiude il messaggio torna al punto da cui, secondo la sua testimonianza, tutto sarebbe cominciato: “Nessuna dovrebbe ritrovarsi a vivere una situazione simile, avere paura di uscire o dover pagare con il proprio corpo il semplice fatto di aver detto no. Un no deve essere rispettato. Sempre”.