Tempo di lettura: 2 minuti

La scomparsa di Tinto Brass, morto a Roma all’età di 93 anni, riporta alla memoria anche un particolare legame con Avellino. Un rapporto nato negli anni Ottanta, tra cinema, grandi protagonisti del panorama nazionale e vicende giudiziarie legate alla censura.

Era il 19 ottobre 1983 quando il regista arrivò nel capoluogo irpino insieme a Stefania Sandrelli per presentare al cinema Eliseo “La chiave”, una delle pellicole più celebri e discusse della sua carriera. Un appuntamento che richiamò l’attenzione del pubblico avellinese, in una stagione nella quale le sale cinematografiche rappresentavano importanti luoghi di incontro e confronto culturale.

Ma quella serata non rimase soltanto un evento cinematografico. Proprio dalla proiezione del film prese avvio una vicenda giudiziaria che avrebbe portato Avellino sulle pagine dei quotidiani nazionali.

La pellicola, accusata di oscenità, finì infatti all’attenzione della magistratura. Il 4 novembre 1983, la Procura di Avellino dispose l’archiviazione della denuncia. Poche settimane dopo, il 23 novembre, arrivò però un provvedimento di sequestro disposto da un magistrato romano.

La svolta giunse nei primi giorni di dicembre. Come raccontato da L’Unità nell’edizione del 3 dicembre 1983, in un articolo firmato da Maria Serena Palieri, la Procura della Repubblica di Avellino, guidata da Antonio Gagliardi, espresse parere favorevole al dissequestro, consentendo il ritorno della pellicola nelle sale.

Il nome del capoluogo irpino finì così al centro di una discussione nazionale sui confini tra libertà artistica e censura cinematografica. Un intreccio che si ripeté nel 1987, quando anche “Capriccio”, altra opera del regista, venne coinvolto in una vicenda giudiziaria legata ad Avellino.

Brass, autore di film come “Salon Kitty”, “Miranda” e “Paprika”, ha attraversato decenni di cinema italiano tra provocazioni, successi e polemiche. La sua scomparsa riporta oggi alla luce anche quella pagina di storia irpina.

Resta soprattutto il ricordo di quella sera all’Eliseo, con Brass e Sandrelli protagonisti davanti al pubblico avellinese, e di una città che, attraverso il cinema e le sue vicende giudiziarie, si ritrovò al centro dell’attenzione nazionale.