I problemi sono noti, le proposte non mancano, la partecipazione nemmeno. Quello che continua a mancare è una politica capace di trasformare tutto questo in scelte concrete. È quanto emerso con forza dall’incontro promosso da Avellino Scalo, dedicato alla discussione dei risultati del sondaggio civico “Ad Avellino si vive male?”.
Un’assemblea partecipata, viva, che ha visto la presenza di cittadine e cittadini, attivisti e rappresentanti del campo progressista. Un segnale chiaro: la questione Avellino è sentita, attraversa i quartieri e non può più essere rimandata. «Dobbiamo darci una svegliata», è stato il messaggio che ha fatto da filo conduttore al confronto.
Tra le priorità emerse con maggiore nettezza c’è la perdita del collegamento ferroviario. Un tema che non riguarda solo la mobilità, ma la dignità e le opportunità di migliaia di persone. «Il treno non è un ornamento – è stato ribadito – è una condizione minima di accesso al lavoro, allo studio, ai servizi».
La petizione lanciata nelle scorse settimane va in questa direzione e, secondo i promotori, non può restare senza risposta.
L’appello è stato rivolto direttamente a chi ha responsabilità a livello regionale: all’assessore Casillo e al presidente della Commissione Trasporti Cascone viene chiesto di chiarire perché i lavori siano fermi, quali siano i tempi di conclusione e se le risorse previste siano effettivamente disponibili. Una richiesta che non viene avanzata a titolo personale, ma come voce di un’intera provincia che chiede trasparenza e rispetto.
Ma lo sguardo dell’iniziativa non si è fermato all’emergenza. Al centro del dibattito è emersa anche la necessità di un piano di governo per Avellino che superi l’orizzonte dei cinque anni della prossima consiliatura e guardi con decisione al futuro. Con le elezioni amministrative alle porte, il messaggio è chiaro: è tempo di mettere attorno a un tavolo le forze progressiste per costruire un programma credibile e condiviso. La scelta del candidato deve essere il risultato di una visione politica, non di improvvisazioni o accordi di corto respiro.
Con una premessa netta: il protagonismo di chi oggi si mette in gioco – giovani e meno giovani – non potrà essere funzionale alla restaurazione di vecchi schemi di potere. Avellino ha bisogno di una classe dirigente rinnovata, capace di confrontarsi con chi in questi anni ha dato tanto, ma anche di aprire una fase nuova.




















