Non basta muovere la classifica. Ora serve uno scatto. L’Avellino arriva al “Penzo” con la consapevolezza di aver interrotto l’emorragia, ma non ancora di aver guarito la ferita. Contro il Venezia (ore 20) i biancoverdi cercano qualcosa in più di un punto: cercano un segnale. I pareggi con Reggiana e Juve Stabia hanno restituito dignità e compattezza dopo settimane turbolente, chiuse con l’addio a Raffaele Biancolino. Ma la classifica resta scomoda, la zona calda è lì, a distanza ravvicinata, e la paura non è ancora stata del tutto scacciata.
L’Avellino riparte dalla sobrietà. Davide Ballardini ha scelto il pragmatismo: niente scosse elettriche, niente rivoluzioni tattiche. Si va avanti con il 3-5-2, cercando di consolidare prima le certezze e poi di inserire correttivi mirati. L’obiettivo è semplice: rendere la squadra più solida senza snaturarla. Il vero nodo resta la produzione offensiva. La squadra costruisce, ma fatica a concretizzare. E contro un Venezia che in casa viaggia a ritmi da promozione diretta, ogni errore può diventare fatale.
Il Venezia divide il primato con il Monza e al “Penzo” ha costruito la propria forza: undici successi interni, pochissime cadute e mai un pareggio. Un rendimento che racconta di una squadra cinica, abituata a indirizzare le partite e a gestirle con personalità. Per l’Avellino sarà una prova di nervi prima ancora che di gambe. Serviranno attenzione nelle marcature, equilibrio sulle corsie e capacità di sfruttare le poche occasioni che arriveranno.
L’emergenza non è finita. Izzo e Pandolfi guardano già al prossimo impegno contro il Padova, Milani è ai box per febbre, Favilli resta fuori dai radar, Palmiero è squalificato. Un mosaico da ricomporre. Davanti a Daffara, la difesa dovrebbe ripartire da Enrici e Simic, con un ballottaggio aperto sul centro-destra. Sugli esterni Missori e Sala restano le prime opzioni. In mezzo al campo spazio a Palumbo, con Sounas pronto a dare dinamismo e uno tra Besaggio e Kumi a completare il reparto. In attacco Biasci resta il riferimento, ma Patierno e Tutino scalpitano. Ballardini valuta freschezza e caratteristiche, consapevole che la partita potrebbe decidersi su un episodio. Settecento tifosi biancoverdi accompagneranno la squadra in laguna. Non è solo una trasferta, è un atto di fede. Al “Penzo” l’Avellino non ha molto da perdere, ma tanto da dimostrare. Perché uscire dalla crisi significa anche affrontare le partite più difficili senza alibi. E trasformare una serata proibitiva nell’inizio di una nuova storia.
In casa Venezia, Giovanni Stroppa scioglierà le riserve soltanto dopo la rifinitura. Nessun dubbio sul modulo, avanti con il 3-5-2. L’assenza di Sverko, fermatosi nell’ultimo allenamento, cambia gli equilibri della linea difensiva e rilancia Korac accanto alla coppia muscolare composta da Svoboda e Schingtienne, fin qui tra le più solide del campionato.

















