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L’artigianato italiano continua a perdere terreno e anche l’Irpinia ne paga il prezzo. A lanciare l’allarme è il dott. Marco Torrecuso, presidente provinciale di Avellino della UAI – Unione Artigiani Italiani e delle PMI, alla luce dell’ultimo studio INPS sulla Gestione Artigiani e dei più recenti dati della Camera di Commercio Irpinia Sannio.
A livello nazionale il quadro è netto. Tra il 2011 e il 2025 gli iscritti alla Gestione Artigiani sono passati da circa 1,82 milioni a 1,25 milioni: oltre 571mila in meno, pari al 31,3%. E il calo accelera: dopo un decennio a circa -2% l’anno, dal 2023 la contrazione ha superato il 5%, fino al -5,91% stimato tra il 2024 e il 2025.

Lo studio dell’INPS ha seguito 692.971 artigiani usciti dalla gestione tra il 2018 e il 2024. Un anno dopo, la metà (50,33%) aveva trovato un altro lavoro, quasi sempre come dipendente nel privato. Il 23,61% era andato in pensione. Il 21,48%, circa 148.800 persone, risultava invece “silente”: né occupato, né pensionato. Nel Mezzogiorno e nelle Isole la quota dei silenti sale al 26,47%, soprattutto tra i 45 e i 59 anni. Cresce anche l’età di chi chiude: gli over 60 erano il 27,21% dei cancellati nel 2018, sono il 37,28% nel 2024.
«Sono numeri che confermano ciò che vediamo ogni giorno – dichiara il dott. Marco Torrecuso –. Non è una crisi passeggera, è un’erosione strutturale. Quando il calo passa dal 2 al 5% l’anno, significa che il sistema non riesce più a sostituire chi esce».

In provincia di Avellino, secondo la Camera di Commercio Irpinia Sannio, al 30 giugno 2026 le imprese artigiane registrate sono 6.206, il 14,70% delle 42.209 imprese irpine. Una quota superiore alla media campana (11,53%), ma lontana da quella nazionale (21,07%). All’inizio del 2024 erano 6.328: in due anni e mezzo se ne contano 122 in meno. Il calo più forte si è registrato nel 2024 (-113 imprese, -1,78%), seguito da un 2025 più contenuto (-25 imprese, -0,40%).

L’artigianato irpino si regge su tre comparti: costruzioni (2.194 imprese), servizi alla persona e riparazioni (1.798) e manifattura (1.314). Seguono trasporti (233) e ristorazione (184). Nel 2025 hanno sofferto di più la manifattura artigiana (-2,29%), i trasporti (-4,84%) e la ristorazione (-4,17%).

«Non dobbiamo farci ingannare dalle percentuali più basse rispetto al dato nazionale – prosegue Torrecuso –. In una provincia fatta di piccoli comuni delle aree interne, ogni bottega che chiude è un servizio e un presidio sociale che si spegne. E spesso non riapre più».

Il nodo principale, per il presidente provinciale, è anagrafico. In Irpinia quasi un imprenditore su due (49,48%) ha tra i 50 e i 69 anni, mentre gli under 30 sono appena il 3,45%. «Tanti artigiani arrivano alla pensione senza nessuno a cui lasciare l’attività – sottolinea Torrecuso –. Mestieri come il falegname, il fabbro, l’impiantista rischiano di sparire, mentre la domanda c’è. E preoccupa il dato dei silenti: al Sud più di un artigiano su quattro che chiude scompare dai radar. Sono persone con competenze preziose, che rischiano di finire nel lavoro sommerso. Vanno intercettate e accompagnate».

Tra le cause del calo, Torrecuso indica anche il peso crescente del minimale contributivo INPS, che l’artigiano deve versare a prescindere dal reddito prodotto. «I costi da sostenere sul minimale contributivo sono sempre più elevati e scoraggiano i giovani dall’intraprendere un’attività autonoma – spiega –. Chi apre una bottega nei primi anni ha spesso un fatturato basso, ma deve sostenere da subito gli stessi contributi minimi di un’impresa avviata. Va previsto un periodo cuscinetto per i giovani che intraprendono l’attività imprenditoriale e che nei primi anni hanno un fatturato basso».

Per il presidente provinciale, però, il lavoro artigiano resta una scelta di futuro. «L’attività artigiana è un futuro garantito – afferma Torrecuso –. L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nelle aziende e nel medio termine sostituirà tutte le attività ripetitive e operative. Gli artigiani sono il futuro: la loro competenza, la loro artigianalità non potrà mai essere sostituita da una macchina».
Lo stesso studio INPS invita a ripensare la legge quadro sull’artigianato, la n. 443 del 1985. «Serve una nuova legge che guardi al lavoro artigiano di oggi – conclude il dott. Marco Torrecuso –. Sul territorio chiediamo meno burocrazia, un accesso al credito più semplice e incentivi per chi assume apprendisti. E serve un rapporto stabile con le scuole, perché i ragazzi tornino a vedere nel mestiere artigiano una scelta di valore. La UAI – Unione Artigiani Italiani e delle PMI della provincia di Avellino è pronta a fare la sua parte».