Un altro nome si aggiunge alla lunga lista della morte dell’ex Isochimica. Sale a trentasette il numero degli ex operai deceduti dopo aver lavorato nello stabilimento diventato simbolo dell’amianto ad Avellino. L’ultima vittima è Ciro Preziuso, 66 anni, stroncato dalle conseguenze dell’esposizione alle fibre killer.
Preziuso aveva varcato i cancelli della fabbrica convinto di costruire il proprio futuro. In realtà, come per molti altri, quel lavoro si è trasformato in una condanna lenta e silenziosa. L’amianto, respirato quotidianamente, ha lasciato segni irreversibili nel corpo, manifestatisi anni dopo con esiti fatali. L’ex operaio era parte civile nel processo che mira ad accertare le responsabilità di una vicenda che ha segnato profondamente la città. Una ferita ancora aperta, come ricordano gli stessi lavoratori: una delle pagine più nere della storia industriale italiana, una fabbrica che ha prodotto morte, dolore e famiglie spezzate.
Il procedimento giudiziario è destinato a proseguire. Nel processo di Appello dovranno essere nuovamente ascoltati i consulenti della Procura di Avellino che eseguirono le autopsie, passaggio ritenuto centrale per la ricostruzione del nesso tra lavoro ed esposizione all’amianto.
Intanto, però, il bilancio umano continua ad aggravarsi. Trentasette non è un numero astratto, ma il simbolo di una strage silenziosa che chiede memoria, verità e giustizia. Perché il tempo non può cancellare ciò che è accaduto, né assolvere chi ha permesso che accadesse.
















