Ci sono esordi che cominciano con una palla a due e altri che iniziano qualche metro più in là, seduti su una panchina. Quello di domenica sarà entrambe le cose. Alle 18 l’Halley Campania Avellino Basket ospiterà l’Elachem Vigevano nella prima giornata di Serie A2, ma dentro la prima partita ufficiale della stagione biancoverde ce ne sarà un’altra, molto più personale: quella di Achille Polonara.
Per anni la domenica ha significato allacciare le scarpe, entrare nello spogliatoio, aspettare la chiamata dello speaker e poi andare in campo. Adesso il rituale è cambiato. Polonara sarà accanto a coach Gennaro Di Carlo, da primo assistente, per cominciare davvero quel secondo tempo della sua vita cestistica iniziato durante l’estate.
A maggio aveva annunciato l’addio al basket giocato a 34 anni, dopo aver provato a riprendere gli allenamenti individuali. A luglio è arrivata la tessera con la qualifica di Allenatore Nazionale e pochi giorni più tardi l’Avellino Basket gli ha aperto le porte dello staff tecnico. Una scelta che ha dato continuità a un rapporto con la città già nato nei mesi precedenti, quando proprio ad Avellino, Polonara aveva provato a riavvicinarsi al parquet.
La sua è stata una carriera trascorsa ai massimi livelli, tra Italia ed Europa, passando per Reggio Emilia, Sassari, Baskonia, Fenerbahçe, Anadolu Efes, Žalgiris e Virtus Bologna, oltre alle tante presenze con la Nazionale. Nel palmarès ci sono campionati vinti in Spagna, Turchia, Lituania e Italia, coppe e Supercoppe. Un patrimonio di partite, allenatori, spogliatoi e pallacanestro internazionale che adesso prova a trasferire agli altri.
Il punto, però, è che cambiare lato del campo non significa semplicemente cambiare posto: “Per me si tratta della prima esperienza in questo ruolo: stare in panchina è totalmente diverso rispetto al giocare”. Polonara lo racconta con la semplicità di chi sta ancora prendendo le misure alla sua nuova quotidianità. “La preparazione tattica delle gare prima non mi apparteneva, mentre oggi è diventata la mia routine quotidiana. Il campo da giocatore mi manca, ma si è aperto un nuovo capitolo della mia carriera“.
Dentro quel “mi manca” c’è probabilmente molto più di quanto serva spiegare. Perché il basket giocato è stato la sua vita per quasi vent’anni e soltanto pochi mesi fa Polonara salutava la palla a spicchi spiegando di aver provato fino all’ultimo a tornare. Il finale da giocatore non è stato quello che avrebbe immaginato, ma il basket è rimasto lì. Soltanto in un’altra forma.
E Avellino è diventata il posto dal quale ricominciare. Domenica non ci saranno cerimonie simboliche. Ci sarà una partita da vincere, una lavagnetta da seguire, avversari da leggere e decisioni da prendere. Ed è forse questo l’aspetto più significativo della nuova avventura: Polonara non è arrivato al PalaDelMauro per essere semplicemente un uomo immagine. È entrato nello staff di Di Carlo per lavorare. La Lega lo indica ufficialmente tra gli assistenti insieme a Salvatore Formato e Antonio Curcio, in una struttura tecnica chiamata ad accompagnare un progetto che non nasconde le proprie ambizioni.
Ambizioni che lo stesso Polonara ha messo nero su bianco alla vigilia dell’esordio: “Stiamo lavorando molto sulla mentalità di un gruppo esperto e ricco di qualità: sono convinto che questo roster abbia tutti i mezzi per puntare a un posto tra le prime quattro della classifica”
Parole che alzano inevitabilmente l’asticella. La società, durante la presentazione ufficiale della squadra al PalaDelMauro, aveva già indicato come obiettivo quello di migliorare quanto ottenuto nella passata stagione. Di Carlo aveva chiesto soprattutto lavoro, continuità e capacità di attraversare insieme i momenti complicati di un campionato lungo. Ora arriva il primo esame.
Vigevano si presenta ad Avellino da neopromossa, ma con diversi elementi da tenere sotto osservazione. Formato ha indicato soprattutto nei due americani Brickner e Freeman i riferimenti della formazione lombarda, costruita conservando anche parte del blocco protagonista della promozione. “Da parte nostra le sensazioni sono estremamente positive – ha spiegato il vice allenatore –. La squadra sta mostrando la giusta dose di cazzimma e siamo molto fiduciosi”.
Avellino vuole correre. L’idea dello staff è proporre una pallacanestro ad alto ritmo, cercando il campo aperto e aumentando il numero dei possessi. In questo disegno dovrà inserirsi Tariq Owens, ultimo tassello arrivato nel gruppo e giocatore dalle caratteristiche differenti rispetto agli altri lunghi a disposizione.
Formato chiede tempo: “Serviranno due o tre partite per permettergli di entrare al meglio nei meccanismi della squadra”. Anche Antonio Curcio insiste sull’importanza dell’americano: “La sua presenza è fondamentale per noi, perché si tratta di un profilo capace di cambiare l’impostazione di gioco della squadra. L’auspicio è di averlo al 100% della condizione il prima possibile”.
Dall’altra parte ci sarà una Vigevano che arriva all’appuntamento dopo una settimana nella quale Gajic e Thomas sono rimasti ai box. E c’è anche un piccolo incrocio con il passato: tra i biancoverdi gioca Blake Francis, ex della sfida. Le due squadre si erano già affrontate nella stagione 2024/25 dividendosi i successi: Avellino vinse 85-80 in casa, Vigevano rispose 79-69 nel ritorno. Numeri, precedenti e tattica, però, da domenica torneranno finalmente a lasciare spazio al campo.
Per l’Halley Campania sarà la prima verifica dopo settimane trascorse a costruire il nuovo gruppo. Per Di Carlo il momento di trasformare il lavoro estivo in punti. Per Polonara, invece, sarà qualcosa di ancora diverso.















