La nota stampa del consigliere comunale di Lioni, Sabatino Fonso:
“Lioni non è un laboratorio. È una comunità, con una storia, un presente fatto di difficoltà e un futuro che necessita di scelte chiare e responsabili. Eppure, negli ultimi anni, il paese sembra essere trattato come un territorio di sperimentazione, dove i progetti si susseguono senza una visione organica e senza una valutazione concreta dei benefici per i cittadini.
Molte iniziative promosse dall’attuale amministrazione appaiono come tentativi isolati, esperimenti che vengono avviati senza una strategia complessiva e senza un reale impatto sul tessuto economico e sociale. Si prova, si testa, si rimanda la valutazione, ma intanto si consumano tempo, risorse e opportunità. Un paese, però, non può permettersi di vivere di tentativi: ha bisogno di programmazione, continuità e certezze.
Il nodo centrale resta il lavoro. I progetti messi in campo non generano occupazione stabile, non rafforzano l’economia locale e non offrono prospettive durature, soprattutto ai più giovani. Manca una visione capace di trasformare le risorse del territorio in sviluppo reale e posti di lavoro dignitosi.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: i giovani continuano ad andare via. Lasciano Lioni non per scelta, ma per necessità, perché non trovano opportunità, ascolto né un’idea chiara di futuro. Ogni partenza rappresenta una perdita non solo demografica, ma anche sociale e culturale.
Un’amministrazione è chiamata a governare attraverso scelte precise. Governare significa assumersi responsabilità, definire una direzione e lavorare per obiettivi concreti, non limitarsi a sperimentare. Lioni ha bisogno di una strategia di sviluppo che guardi al medio e lungo periodo e che metta al centro il lavoro, la permanenza dei giovani e la valorizzazione delle risorse locali.
Lioni merita di essere considerata per ciò che è: una comunità viva, con bisogni reali e potenzialità importanti. Servono visione, responsabilità e rispetto. Perché senza lavoro non c’è futuro. E senza giovani, non c’è paese”.




















