Tempo di lettura: 3 minuti

Il Comitato Civico Irpino lancia un duro atto d’accusa contro l’immobilismo delle istituzioni regionali e della dirigenza ospedaliera di fronte alla grave e ormai strutturale crisi del Pronto Soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino. Dopo le reiterate proteste degli infermieri e, più recentemente, dei dirigenti medici, secondo il Comitato è indispensabile fare chiarezza sulle responsabilità di un sistema che continua a non funzionare, nonostante le emergenze siano da tempo sotto gli occhi di tutti.

Nel documento – pubblicato sui social – si ricostruisce una catena di criticità precise. In primo luogo, la Regione Campania avrebbe recepito con ben sei anni di ritardo (dal 2019 al 2025) le linee guida nazionali sulla gestione del sovraffollamento nei Pronto Soccorso. A questo si aggiunge, secondo il Comitato, l’adozione solo formale del Piano aziendale di sovraffollamento da parte della Direzione generale dell’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati, guidata da Germano Perito: un piano che, pur esistente sulla carta, sarebbe rimasto largamente inattuato nella pratica quotidiana.

Un altro nodo centrale riguarda la medicina territoriale, giudicata praticamente inesistente nella sua funzione di filtro e prevenzione degli accessi impropri al Pronto Soccorso. Grave, inoltre, l’assenza di controlli da parte degli uffici regionali sulla qualità dell’organizzazione dei singoli PS e sul rispetto degli standard minimi previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza e dalle più recenti direttive regionali, comprese quelle contenute nella delibera n. 37 del 5 febbraio 2025 su triage, OBI e piani di gestione del sovraffollamento.

Da qui la richiesta forte e simbolica: dichiarare uno stato di emergenza, “come in guerra”, in tutti i Pronto Soccorso regionali, e adottare misure immediate e di brevissimo periodo per fluidificare i flussi in entrata e in uscita, evitando che il Pronto Soccorso si trasformi di fatto in un reparto di degenza.

Tra le proposte avanzate, il Comitato indica la gestione dei codici a bassa intensità da parte di infermieri esperti attraverso il modello “see and treat”, così da velocizzare le dimissioni e lasciare al PS in senso stretto i casi ad alta complessità. In caso di dubbi clinici, verrebbero utilizzate aree di osservazione rapida sul modello dell’OBI, con l’obiettivo di arrivare in tempi brevi alla dimissione con prescrizione medica.

Si propone inoltre di potenziare i percorsi di “fast track” verso i reparti specialistici, coinvolgendo direttamente le unità operative nella gestione dell’emergenza, affinché per alcune patologie la presa in carico sia quasi immediata, evitando lunghe soste in Pronto Soccorso. Un’attenzione particolare viene richiesta per i pazienti fragili, vera criticità dei PS, attraverso percorsi dedicati come quello del cosiddetto “codice argento”.

Infine, per ridurre gli accessi ripetuti e spesso inappropriati dei pazienti cronici, il Comitato suggerisce l’istituzione, in collaborazione con l’Asl, di mini unità operative di emergenza domiciliare, capaci di intervenire direttamente a casa del paziente, sfruttando anche strumenti come il fascicolo sanitario elettronico, che secondo il documento resta ancora largamente inutilizzato.