“Presidente Fico abbiamo più volte chiesto di incontrala“. “Lo so, l’agenda è piena di impegni”, ribatte il Governatore della Regione Campania.
E così una delegazione di lavoratori “Stir” a servizio dell’ospedale Moscati di Avellino decidono di appellarsi al numero uno regionale direttamente face to face, in occasione della sua visita presso gli spazi del nuovo pronto soccorso
Lo fanno in maniera composta ed educata, quasi con un pizzico di timore e tanta dignità a dire che dopo essere stati gli “eroi” dell’emergenza Covid, oggi si torvano ancora a vivere l’incertezza del futuro lavorativo
Mentre le autorità passeggiano eleganti tra le corsie, una lavoratrice si fa avanti con la voce ferma ma incrinata dall’amarezza: «Da anni lavoriamo per questo ospedale, inquadrati come multiservizi. Abbiamo fatto il Covid e niente, non c’è stabilizzazione: siamo precari e con stipendi bassi»
A farle eco, le parole accorate di chi vive e affronta con loro quella battaglia ogni giorno: «Hanno dato tanto durante il periodo Covid, veramente hanno rischiato la vita».
I lavoratori coinvolti continuano a chiedere una cosa precisa : l’applicazione di una disposizione regionale che, a loro dire, permetterebbe un inquadramento corretto e aprirebbe la strada alla stabilizzazione. Dopo la protesta davanti ai cancelli dell’ospedale e il passaggio formale in Prefettura, la vertenza resta ancora senza un lieto fine. Il tavolo istituzionale rimane aperto, ma il tempo per chi vive nell’instabilità non è mai neutrale. Ogni giorno di attesa è un giorno di ansia.
E mentre all’interno della struttura si celebrano i tagli del nastro e si inaugurano in grande stile i nuovi e moderni spazi del Pronto Soccorso, la realtà esteriore – in toto- non concede tregua.
Pochi metri più in là, l’urlo sordo delle sirene delle ambulanze continua a rompere l’aria a ricordare come c’è chi lotta per la vita. È il costante, ininterrotto promemoria della vita reale che scorre e non si ferma mai. Quella stessa emergenza in cui gli operatori STIR continuano a lavorare ogni giorno, garantendo la continuità dei servizi, dimenticati dalla politica ma indispensabili per chiunque varchi la soglia di quell’ospedale.



























