Il processo “Dolce Vita” stenta a partire. Per la terza volta consecutiva, l’udienza scaturita dalla complessa inchiesta condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e dai militari della Guardia di Finanza di Avellino si chiude con un nulla di fatto. Un nuovo rinvio che fa slittare l’avvio del dibattimento verso gli imputati, su tutti l’ex sindaco Gianluca Festa.
A decidere lo stop è stato il Collegio giudicante presieduto da Gian Piero Scarlato. La mole di lavoro dell’udienza ordinaria è risultata incompatibile con la trattazione di un procedimento così articolato. Da qui la decisione di fissare un nuovo calendario: il 17 novembre si tornera in aula per discutere e decidere sulle richieste di prova, poi il 15 dicembre spazio allo scioglimento la presenza del Comune di Avellino come parte civile nel fascicolo principale (delle riserve e alle decisioni sulle eventuali eccezioni sollevate dalle parti.
Il nodo principale emerso durante la mattinata riguarda la presenza del Comune di Avellino come parte civile nel fascicolo principale (il 45/2026).
A sollevare l’eccezione di inammissibilità è stato l’avvocato Marino Capone, difensore di Fabio Guerriero assieme al collega Nicola Quatrano. Secondo la tesi della difesa, il Comune avrebbe superato i termini di legge
A questa ricostruzione si oppone con fermezza il legale dell’Ente di Piazza del Popolo, Carmine Foreste, che ha chiesto il completo rigetto dell’eccezione e la conferma dell’ammissione del Comune.
Quello della parte civile è solo il primo scoglio. Con la ripresa dei lavori si preannuncia una fitta serie di eccezioni preliminari. Al centro della strategia difensiva tornerà l’annosa questione della legittimità delle intercettazioni telefoniche e ambientali: un elemento portante dell’intero impianto accusatorio, già promosso dal Tribunale del Riesame ma rimasto non del tutto evaso nel merito dalla Corte di Cassazione.


















