L’Irpinia piange Giovanni Spiniello, pittore, scultore e incisore originario di Grottolella, scomparso all’età di 82 anni. Un artista che ha attraversato oltre sessant’anni di storia culturale, trasformando la memoria, le tradizioni popolari e le emozioni collettive in opere capaci di parlare a intere generazioni. Una perdita profonda per Avellino, che custodisce alcune delle testimonianze più significative della sua produzione artistica.
Tra queste, il monumento “Heysel ’85, Per non dimenticare“, collocato allo stadio Partenio-Lombardi e inaugurato il 5 febbraio 1986, in occasione dell’amichevole tra Italia e Germania Ovest. Una scultura dedicata alle 39 vittime della tragedia di Bruxelles, diventata negli anni un simbolo della memoria sportiva cittadina. Un’opera che continua a ricordare come il calcio debba rappresentare passione, condivisione e rispetto, mai violenza.
Ma il percorso di Spiniello è stato molto più ampio. Nato nel 1944, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli e successivamente docente all’Istituto Statale d’Arte di Avellino, aveva costruito un linguaggio espressivo personale, sperimentando materiali e tecniche innovative. Nel 1968 la partecipazione alla Biennale di Venezia dell’Incisione Italiana Contemporanea aveva segnato una tappa importante della sua carriera.
Tra le sue creazioni pubbliche figurano “Il percorso dell’amore” a Grottolella, “La forza per volare alto” a Volturara Irpina, “La Terra di Mezzo” a Villamaina e “Felicita Laetitia” a Cairano. Ad Avellino si ricordano anche “La sedia dell’accoglienza”, presso il Liceo Publio Virgilio Marone, e “L’angelo custode della Salute”, realizzato per l’ospedale Moscati. Opere diverse, unite dalla volontà di dare forma ai sentimenti, alla solidarietà e al rapporto tra uomo e territorio.
Significative anche le installazioni “I giochi della memoria”, conservata dalla Provincia di Avellino, “La dea Mefite racconta la storia” al Museo Irpino e “Solo la carta per dormire” al Museo del Duomo. Al Teatro Carlo Gesualdo aveva lasciato la propria impronta attraverso murales e progetti artistici, tra cui “Le notti dell’attesa”.
Particolarmente intenso il suo impegno ambientale, raccontato attraverso “L’Albero Vagabondo”, scultura itinerante realizzata con materiali di recupero e diventata simbolo della lotta contro l’abbandono dei rifiuti. Un progetto che aveva coinvolto anche bambini e scuole, portando l’arte fuori dai musei e trasformandola in partecipazione collettiva.
Con “La Terra è stanca”, presentata tra Milano, Matera, l’Abbazia del Goleto e Avellino, il maestro aveva invece affrontato il rapporto sempre più fragile tra l’uomo e la natura. Un percorso nel quale trovavano spazio anche opere come “Cuore diserbato”, “Gli Stiliti italici” e le sculture dedicate al Re e alla Regina albero.
A Grottolella resta il suo museo all’aperto, testimonianza concreta di una vita dedicata alla sperimentazione e alla valorizzazione delle proprie radici. Un patrimonio che racconta non soltanto il talento di un artista, ma anche il suo profondo senso di appartenenza all’Irpinia.
Con la morte di Giovanni Spiniello, Avellino perde una delle voci più originali della propria cultura. Restano le sue opere, disseminate tra piazze, musei, istituzioni e luoghi simbolici della provincia. E resta quel monumento dell’Heysel che, da quarant’anni, veglia sul Partenio-Lombardi. Un’opera nata per non dimenticare e che, da oggi, custodirà anche la memoria del suo autore.
















