Il medico va in pensione, il sostituto non arriva e per molti cittadini comincia la ricerca di un nuovo riferimento, spesso fuori dal proprio comune. È una situazione che interessa diverse zone dell’Irpinia e che riporta al centro uno dei problemi della sanità territoriale: la carenza dei medici di medicina generale.
A fotografare il fabbisogno sono anche i dati regionali. Nel 2026 risultano 53 incarichi vacanti del Ruolo Unico di Assistenza Primaria nell’ASL di Avellino, distribuiti nei diversi ambiti territoriali della provincia. Non si tratta di 53 comuni rimasti senza medico, ma di posti individuati come carenti e da assegnare. Una differenza importante che, tuttavia, non ridimensiona il problema. Dietro quel numero c’è soprattutto la difficoltà di garantire il ricambio dopo i pensionamenti e di rendere appetibili gli incarichi nei territori più piccoli e distanti dai principali centri urbani.
La situazione cambia da zona a zona. Le maggiori difficoltà si avvertono nei comuni dove operano pochi medici e l’uscita anche di un solo professionista può interessare centinaia di assistiti. Chi non trova disponibilità nelle vicinanze può essere costretto a scegliere un medico con studio in un altro paese, con disagi evidenti soprattutto per anziani e persone fragili.
Il problema è arrivato anche sul tavolo dei sindaci. Nell’ultima Conferenza dell’ASL, le amministrazioni di Capriglia Irpina e Ariano Irpino hanno posto la questione del ricambio dei medici e della necessità di garantire una copertura adeguata nei diversi territori.
A Capriglia, in particolare, una parte consistente della popolazione deve già fare riferimento a professionisti che hanno l’ambulatorio fuori dal comune. Un esempio di quello che può accadere quando ai pensionamenti non segue rapidamente l’ingresso di nuovi medici.
La Regione ha messo a disposizione gli incarichi e l’ASL dispone anche di una graduatoria aziendale per il 2026 utilizzabile per incarichi provvisori, a tempo determinato e sostituzioni. La vera verifica sarà però quella delle assegnazioni: quanti dei posti disponibili saranno coperti e, soprattutto, quanti professionisti sceglieranno di lavorare stabilmente nelle aree interne.
Sul problema è intervenuta anche la Fp Cgil, che ha chiesto un confronto con l’ASL. Il tema si lega direttamente alla realizzazione delle Case di Comunità, destinate a diventare uno dei cardini della nuova assistenza territoriale.
Le strutture, infatti, dovranno funzionare attraverso la presenza coordinata di medici di medicina generale, infermieri e altre figure sanitarie. Ed è proprio la disponibilità del personale a rappresentare uno dei nodi da sciogliere. Alla costruzione e all’apertura delle sedi dovrà corrispondere una dotazione sufficiente di professionisti e servizi.
La questione assume un peso ancora maggiore nelle aree interne. La progressiva riduzione dei servizi, insieme all’invecchiamento della popolazione, rende la presenza del medico di famiglia un elemento essenziale anche per la tenuta dei piccoli centri.
Senza una rete territoriale efficace aumenta inoltre il rischio che anche esigenze sanitarie gestibili vicino casa finiscano per gravare su guardie mediche, pronto soccorso e strutture ospedaliere.
Per questo il dato dei 53 incarichi vacanti rappresenta soprattutto un punto di partenza. Il prossimo numero da guardare sarà quello dei posti effettivamente coperti. È lì che si misurerà la capacità di garantire il ricambio e di evitare che, soprattutto nei piccoli comuni, avere un medico vicino casa diventi sempre più difficile.















