Tempo di lettura: 3 minuti

Basta fare un giro attorno al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, o guardare le immagini che da giorni rimbalzano sui quotidiani online, per capire che qualcosa si è inceppato. Non solo negli anni passati, ma anche negli ultimi mesi.

Come ammesso dagli assessori Luca Cipriano ed Enza Ambrosone durante il sopralluogo di ieri, lo stesso Comune ha dovuto mettere a verbale ben tre distinti ingressi di vandali. L’accesso? Sempre lo stesso, probabilmente: una porta di emergenza forzata che ieri, finalmente, è stata transennata. Qualcuno potrebbe essere entrato anche dai piani alti, quelli che un tempo ospitavano gli uffici, oggi assaliti da muffa e infiltrazioni.

Ma la vera domanda — quella che in città molti si pongono dopo essersi indignati per le immagini diffusi ieri — riguarda anche quello che è successo nelle ultime settimane: se le incursioni sono continuate, peraltro con le telecamere di videosorveglianza ben in vista, perché l’amministrazione comunale non è intervenuta subito, ma ha annunciato di farlo solo dopo aver convocato la stampa ieri mattina?

Intanto non è stato individuato alcun responsabile e tutti sono rimasti impuniti, compresi i “commensali” di patatine, panini, birre e sigarette consumate candidamente tra le poltrone della platea del teatro cittadino.

Poi c’è il capitolo pulizie, ed è forse quello che lascia più perplessi. Bisogna tornare indietro fino allo scorso luglio, quando il teatro è stato concesso in affitto per ospitare un evento di danza. Oggi, a distanza di oltre novanta giorni — tre mesi abbondanti —, nei video e negli scatti dei cronisti compaiono ancora pacchi di depliant e materiale promozionale di quella serata, abbandonati tra la polvere e la sporcizia accumulata.

Una domanda sorge spontanea: com’è possibile che dopo tre mesi quei rifiuti stiano ancora lì? Quando un teatro pubblico viene dato in gestione o in affitto per una serata, esistono regole chiare e responsabilità precise per il ripristino dei luoghi.

Per il Teatro Gesualdo, tuttavia, sembra vigere un meccanismo al contrario: la pulizia spetta a chi entra, non a chi esce. In sostanza, ogni compagnia che affitta la struttura si trova a dover pulire il disordine lasciato da chi l’ha preceduta, per poi abbandonare a sua volta il palco nelle stesse condizioni dopo lo spettacolo. Un bizarro principio del “pulisce chi arriva”: ogni organizzatore deve prima bonificare la sala per poter andare in scena, per poi lasciarla sporca al termine della serata, scaricando il problema su chi verrà dopo

Almeno l’amministrazione ha fatto sapere di volersi accollare i costi della pulizia straordinaria dei bivacchi tenutosi nelle ultime settimane, risparmiando il costo ai prossimi avventori. 

 Quasi un obbligo, posto che si avvicinano i prossimi spettacoli ( fuori da una stagione teatrale che non è stata organizzata): la doppia tappa di Sal Da Vinci- del 29 e 30 ottobre, quindi il sold out di Brunori Sas del 31 ottobre.