Tempo di lettura: 4 minuti

La Scandone Avellino risponde da grande squadra nel momento più delicato della serie e lo fa nel modo più convincente possibile: dominando gara 3 contro la Basket School Messina sul piano mentale, fisico e tattico. L’82-55 finale non è soltanto una vittoria larga, ma il manifesto dell’identità costruita da coach Ciro Dell’Imperio e dallo staff durante la stagione.

Dopo la prova opaca di gara 2, Avellino aveva bisogno di una risposta immediata. La risposta è arrivata soprattutto dalla difesa, vero cuore pulsante della serata biancoverde. La Scandone ha tolto ritmo e riferimenti offensivi a Messina sin dai primi possessi, aggredendo la palla, chiudendo le linee di passaggio e vincendo nettamente la battaglia a rimbalzo. Il dato più significativo non è tanto il margine finale, quanto la sensazione di controllo totale trasmessa dagli irpini per quasi quaranta minuti.

L’inerzia della gara cambia definitivamente con l’ingresso di Kmetic. Ancora una volta il talento offensivo del playmaker-esterno si conferma decisivo nei momenti chiave: i suoi 25 punti arrivano con grande naturalezza, ma soprattutto con un peso specifico enorme all’interno del match. Ogni tentativo di rientro di Messina è stato immediatamente spento dalle sue triple, arrivate sempre nei momenti psicologicamente più delicati per gli ospiti. Non solo realizzazione: Kmetic ha dato ritmo, leadership e fiducia a tutta la squadra.

Accanto alla sua prestazione, però, c’è una Scandone che convince per coralità. Duranti e Cioppa hanno garantito continuità offensiva dall’arco, mentre sotto canestro il lavoro di Ragusa e Stefanini è stato fondamentale per controllare i tabelloni e impedire seconde opportunità ai siciliani. Da sottolineare anche l’impatto dell’asse GayRagusa, che nel terzo quarto ha definitivamente spezzato la partita grazie a energia, presenza fisica e letture intelligenti.

Per la Basket School Messina resta invece una serata complicata sotto tutti gli aspetti. La squadra di coach Giuseppe Sidoti non è mai riuscita a trovare continuità offensiva né ad alzare il livello difensivo. I tentativi di Warden, Chakir e Marinelli sono rimasti isolati, soffocati dall’intensità della retroguardia avellinese. Il vero limite dei siciliani è stato l’impatto mentale con la gara: troppo morbido l’approccio, troppo fragile la reazione ai primi break della Scandone.

Significative, nel post gara, le parole di coach Dell’Imperio, che ha sottolineato soprattutto la reazione caratteriale della squadra dopo il passo falso di gara 2: “È stata la partita che volevamo giocare dopo la brutta prestazione di gara 2, che non rispecchiava il nostro valore”. Un concetto che racconta bene la maturità della Scandone, capace di assorbire la pressione e trasformarla in energia positiva nel match decisivo.

Il tecnico biancoverde ha poi evidenziato l’aspetto tattico e mentale della prestazione: “I ragazzi sono stati straordinari, interpretando nel migliore dei modi il piano partita. Abbiamo messo in campo grande intensità difensiva”. Ed è proprio lì che Avellino ha costruito il proprio successo: nella capacità di sporcare ogni possesso avversario e trasformare la difesa in ritmo offensivo.

Infine, lo sguardo è già rivolto ai quarti contro l’Esperia Cagliari. Dell’Imperio non abbassa il livello di attenzione: “I sardi sono un’ottima squadra, con giocatori di grande qualità: sarà una serie intensa e molto affascinante”. Parole che certificano come, archiviata l’euforia per il passaggio del turno, in casa Scandone sia già iniziata la preparazione mentale a una sfida che si preannuncia molto più equilibrata e complessa.

Ora il livello si alza ulteriormente. Cagliari arriva alla serie dopo aver eliminato la Dinamo Brindisi ribaltando due volte il fattore campo, ma Avellino si presenta all’appuntamento nel miglior modo possibile: con entusiasmo ritrovato, gerarchie solide e soprattutto con la consapevolezza che, quando difesa e intensità raggiungono questi livelli, la Scandone può diventare una delle squadre più difficili da affrontare nei playoff.