Mentre Air Campania, con la benedizione del Comune di Avellino annuncia trionfante la “rivoluzione dei trasporti”, promettendo cento nuove fermate, corse serali e tariffe agevolate, sul terreno la realtà racconta tutta un’altra storia.
È facile parlare di futuro e integrazione quando ci si dimentica del presente e, soprattutto, delle macerie del passato. L’azienda regionale dei trasporti rilancia numeri imponenti per l’area urbana, promettendo di coprire le periferie dimenticate, ma ignora quello che ad Avellino è ormai diventato un monumento all’inefficienza: le 250 paline esistenti, costate tre milioni di euro di fondi pubblici, che continuano perennemente a rimanere spente o inutilizzabili.
Più che una rete di trasporto all’avanguardia, quello dell’Air ha tutta l’aria di un gigantesco salto di fede per gli utenti. Invece di far funzionare ciò per cui i cittadini hanno già pagato a caro prezzo, si preferisce moltiplicare i punti di fermata sulla carta, lasciando in strada la solita archeologia urbana.
Bastano pochi passi in città per imbattersi nei vecchi cartelloni arrugginiti e scrostati dell’A.T.I.
A che serve annunciare una copertura record di 350 fermate se poi per i viaggiatori capire quando e se passerà un autobus rimane un terno al lotto? Air Campania promette la svolta di settembre, ma se il buongiorno si vede dal mattino — e dalle paline spente —, la sensazione è che l’unica vera innovazione sarà il conteggio dei cartelli fantasma disseminati lungo le strade capoluogo.


















