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La presenza dell’onorevole Alberta De Simone al Quirinale, ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rappresenta un momento di grande significato istituzionale e civile per per l’Irpinia tutta.

L’incontro si è svolto in occasione del trentesimo anniversario della legge n. 66 del 1996, la riforma che ha segnato una svolta storica nell’ordinamento italiano, trasformando la violenza sessuale da reato contro la morale a reato contro la persona.

A guidare la delegazione delle parlamentari protagoniste di quella stagione riformatrice è stata proprio Alberta De Simone, originaria di Atripalda, figura di primo piano dell’impegno politico e sociale irpino e nazionale. Insieme a lei erano presenti Valentina Aprea, Anna Finocchiaro, Maria Rita Lorenzetti, Alessandra Mussolini, Stefania Prestigiacomo, Livia Turco e Sonia Viale, tutte protagoniste di un passaggio legislativo che ha restituito dignità e centralità alle donne vittime di violenza.

La legge n. 66 del 1996 rappresentò un cambiamento culturale prima ancora che giuridico, riconoscendo la violenza sessuale come un crimine contro la persona e non più contro la pubblica morale. Un risultato frutto di determinazione, dialogo trasversale e impegno politico condiviso, che ancora oggi costituisce un pilastro nella tutela dei diritti.

Per la comunità di Atripalda, la presenza dell’onorevole De Simone al Quirinale è motivo di orgoglio profondo. A sottolinearlo è stato il sindaco Paolo Spagnuolo, che ha voluto esprimere pubblicamente le sue congratulazioni:

«Vedere oggi l’onorevole Alberta De Simone al Quirinale, accolta dal Presidente Sergio Mattarella, suscita un’emozione autentica. Trent’anni fa, la sua tenacia e il suo impegno furono decisivi per l’approvazione di una legge storica, che ha restituito dignità alle donne trasformando la violenza sessuale in un reato contro la persona.

Da sindaco, e prima ancora da atripaldese, provo un orgoglio profondo. È il riconoscimento a una donna che ha guidato la nostra comunità e la nostra Provincia, lasciando un segno altissimo nella storia civile del nostro Paese.

Un esempio prezioso per tutti noi. Grazie, Alberta».

Un tributo che unisce memoria, riconoscenza e consapevolezza del cammino compiuto, e che rinnova l’impegno delle istituzioni nel contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione.