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C’è un’aria pesante che soffia tra i corridoi di Palazzo di Città ad Avellino: i lavoratori di ACS (Avellino Città Servizi) hanno deciso: non si torna indietro. Da questa mattina, la protesta si sposta fisicamente sotto le finestre del Comune con un presidio permanente, una sentinella di dignità per ricordare a tutti che dietro le sigle aziendali ci sono famiglie, storie e un servizio pubblico da difendere.

La vicenda ACS è diventata ormai una di quelle matasse burocratiche difficili da sbrogliare. Da una parte c’è la decisione unilaterale della gestione commissariale di procedere verso lo scioglimento della società; dall’altra ci sono gli operai — quelli che ogni giorno si occupano della sosta, della manutenzione e del decoro urbano — che chiedono solo di poter continuare a lavorare.

“Viviamo un incubo che dura da sette mesi”, raccontano i rappresentanti sindacali. Un limbo fatto di casse integrazioni, stipendi che arrivano a singhiozzo e, soprattutto, la spada di Damocle di una scadenza imminente: il 30 giugno. Quello è il giorno in cui i contratti scadranno definitivamente, e senza una proroga o un piano di rilancio, il destino di decine di persone rischia di scivolare verso il buio della disoccupazione.

L’obiettivo del presidio, organizzato dalle principali sigle sindacali, è chiaro e immediato: ottenere una proroga tecnicache consenta alla società di sopravvivere almeno fino all’insediamento della nuova amministrazione comunale. I lavoratori chiedono che sia la politica — quella eletta dai cittadini — a decidere il futuro di ACS, e non un commissario prefettizio il cui compito dovrebbe limitarsi all’ordinaria amministrazione.

“Non chiediamo miracoli, ma tempo“, spiegano dai sindacati. L’idea è quella di permettere al futuro sindaco di Avellino di valutare un piano di rilancio concreto, evitando che un patrimonio di competenze e servizi venga smantellato proprio a ridosso del cambio della guardia a Palazzo di Città.

Anche la Prefettura è stata chiamata in causa con la richiesta di un tavolo di conciliazione urgente. L’auspicio è che si trovi una soluzione bonaria, un punto d’incontro che eviti l’inasprimento del conflitto sociale.