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Da una parte la narrazione dell’amministrazione aziendale, che parla di conti in lento miglioramento, trasparenza e scelte sempre avallate dal Tribunale; dall’altra la cruda realtà descritta dai commissari giudiziali, che evidenziano debiti in crescita, ritardi nei pagamenti, ritardi documentali e assunzioni fuori piano.

All’assemblea dei soci di Alto Calore, svoltasi questa mattina nella sede di corso Europa ad Avellino, l’amministratore unico Alfonsina De Felice ha cercato di rassicurare la platea dei sindaci. Tuttavia, le carte depositate lo scorso 20 luglio dai commissari giudiziali Niccolò Abriani e Rosa D’Ascoli dipingono un quadro ben diverso, alimentando i dubbi e le richieste di chiarezza dei primi cittadini.

Se per l’amministratore unico Alto Calore è stata una vera e propria “casa di vetro”, la relazione dei commissari evidenzia un percorso costellato di ritardi e omissioni informative:

  • Invii documentali a rilento: la relazione al 30 ottobre 2025 è giunta il 13 gennaio seguente senza la documentazione di supporto, mentre quella aggiornata al 31 dicembre è stata consegnata solo ad aprile, dopo reiterati solleciti.

  • Ritardi nei pagamenti: il progetto di riparto è stato riformulato ben tre volte e il primo pagamento ai creditori ha registrato oltre quattro mesi di ritardo.

  • Fondi non vincolati: il contributo regionale Erc 2024 (circa 4,1 milioni di euro) non è stato depositato sul conto dedicato ai creditori concordatari, contrariamente alle indicazioni della procedura. Risultano inoltre assenti le informazioni sulle erogazioni future della Regione e sulla rottamazione-quinquies.

Anche sul ruolo dei giudici le versioni stridono. A fronte delle dichiarazioni di De Felice, che ha parlato di un consenso — quantomeno implicito — del Tribunale su tutti gli atti di ordinaria amministrazione, i commissari puntualizzano che le decisioni più controverse (come la nomina di due dirigenti, l’assunzione di 60 operatori e vari incarichi esterni) restano di esclusiva responsabilità della governance, poiché non soggette né ad autorizzazione preventiva né al parere degli organi della procedura. Lo stesso vale per le rottamazioni fiscali, per le quali il giudice delegato ha precisato che l’autorizzazione non era necessaria.

Particolarmente critica è la gestione del capitale umano e delle consulenze esterne :la nomina a dirigente di due dipendenti già in organico è stata motivata con la necessità di evitare contenziosi dei quali, sottolineano i commissari, non vi è alcuna prova documentale. La scelta ha comportato maggiori esborsi per la società senza che sia stato previsto alcun fondo rischi. Uno dei due professionisti, peraltro, ricopre anche il ruolo di legale della società nella procedura concordataria.

Anche la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti di 60 operatori non era prevista né dal piano concordatario né da quello industriale. Non mancano i dubbi nemmeno sui costi per le consulenze, ritenuti poco coerenti con il prospettato obiettivo di spending review (tra cui spiccano i 92.000 euro all’advisor finanziario Fabrizio Ferrentino e l’incarico allo studio Buonocore), tema eluso da De Felice durante l’intervista.

Sebbene la relazione riscontri alcuni segnali positivi — come il miglioramento dell’incassato (salito all’89% del fatturato), l’entrata in vigore dei nuovi aumenti tariffari e gli accordi di dilazione con i fornitori strategici —, il quadro finanziario complessivo rimane preoccupante: i debiti maturati nella continuità aziendale sono schizzati dai 33,8 milioni dell’omologa ai 52,1 milioni di euro al 31 dicembre 2025, con quasi 29 milioni di nuove posizioni debitorie.

La giacenza di 40,2 milioni è drogata dall’incasso straordinario di circa 21 milioni di arretrati Erc (non ripetibili nel 2026). Di questa somma, 31,3 milioni sono vincolati ai creditori concordatari, lasciando alla gestione corrente poco più di 7 milioni.

Nessun riscontro, infine, è presente nella relazione dei commissari riguardo ai crediti verso Gesesa e Asl né sul bando per un dirigente tecnico, annunciati dall’amministratore unico ma ancora privi di un riscontro formale nei documenti ufficiali. Per i sindaci del territorio, in cerca di garanzie e stabilità, la strada appare ancora in salita.