Un Macbeth che si fa rito, corpo, domanda politica. Amártēma, spettacolo di teatro-danza liberamente ispirato alla tragedia di Shakespeare, firmato da Anna Orabona e Arianna Moffa, è andato in scena nel periodo natalizio in diversi luoghi simbolo della Campania – dall’Asilo Filangieri a Sala Assoli di Napoli, da Villa Falanga di San Giorgio a Cremano ad Amorosi (BN) – e oggi prosegue il suo percorso in tournée, con nuove tappe in programmazione in Toscana e in altri teatri campani.
Abbiamo incontrato le registe per farci raccontare un progetto che unisce danza, prosa e visione contemporanea, pensato per dialogare con teatri, festival e spazi multidisciplinari.
Da dove nasce “Amártēma”?
«Il titolo viene dal greco antico e indica l’errore tragico», spiegano Orabona e Moffa. «È il punto di rottura tra ciò che desideriamo e ciò che accade davvero. Il nostro Macbeth diventa questo errore: non un eroe isolato, ma il risultato di un sistema, di una responsabilità che è anche collettiva».
Il vostro non è un Macbeth tradizionale.
«Non ci interessava la narrazione lineare», raccontano. «Abbiamo costruito lo spettacolo per quadri, per visioni. La danza dà corpo alle allucinazioni e ai conflitti interiori, la parola attraversa tempi diversi, creando un continuo slittamento tra passato, presente e futuro».
Il tema della colpa attraversa tutta la messa in scena.
«Sì, perché la domanda centrale è: di chi è la colpa?», continuano. «In una società fondata sul potere, sul controllo e sulla violenza, siamo davvero spettatori innocenti? Amártēma non offre risposte, ma apre uno spazio di riflessione che coinvolge direttamente il pubblico».
Grande attenzione anche all’impatto visivo e coreografico.
«Il corpo è il centro della drammaturgia», spiegano le registe. «Lavoriamo su uno stile ibrido tra danza contemporanea e urban, in cui il ritmo guida il movimento. Anche i costumi sono parte della narrazione: attraversano epoche diverse, dalla preistoria all’Ottocento, per raccontare la ciclicità della violenza e del potere».
Dopo le repliche natalizie, lo spettacolo entra ora in tournée.
«Sì, Amártēma è un progetto pensato per muoversi», concludono. «È adattabile a diversi spazi teatrali e non convenzionali, e stiamo programmando nuove tappe in Toscana e in altri teatri della Campania. Ci interessa incontrare direttori artistici, festival e realtà che vogliano accogliere un lavoro fisico, essenziale e profondamente contemporaneo».
Con una durata di circa 50 minuti e un impianto scenico flessibile, Amártēma si propone come una proposta forte per la circuitazione nazionale, capace di parlare a pubblici diversi attraverso un linguaggio che fonde parola, gesto e visione.



















