Cielo e terra, aria e acqua. Non fa differenza. Che sia dal basso o che sia dall’alto, non c’è da stare tranquilli.
Aria irrespirabile da una parte e schiuma nei fiumi dall’altra. E non prendiamo in considerazione la terra perchè potrebbero esserci sorprese anche in quel caso.
La questione, però, esiste. Un lungo periodo di denunce da parte dei residenti per un’aria irrespirabile nella zona alta della città e si sente distinta anche nel tratto della Fortorina tra Pesco Sannita e Pietrelcina.
Aria nauseabonda con la difficoltà a mettere un freno a una situazione che è diventata insostenibile. Già il caldo beneventano è di quelli importanti, ma se all’afa si deve aggiungere anche la puzza, diventa tutto più complicato.
Non si fa più, perchè i tempi sono cambiati, ma prima si era soliti rinfrescarsi al fiume quando questo era ancora limpido e praticabile. Adesso non si può, se poi ci si affaccia e una mattina il Calore si trasforma in una vasca col bagnoschiuma, allora si può capire che qualcosa non va.
E i pesci che galleggiano a filo d’acqua e senza vita ne sono la piena testimonianza di come è cambiato il letto negli anni.
Un racconto surreale che ha una sola conclusione: è la mano dell’uomo, non c’è molto da girarci intorno.
Che siano lavorazioni che producono questi fumi o che sia scarico sversato in acqua, da solo non può accedere, c’è sempre una reazione a un’azione ed è sull’azione che si deve intervenire.
E’ puramente una questione di civiltà.




















