Basta un exploit in uno sport per trasformare gli italiani in appassionati. E’ successo con Pantani per il ciclismo, Sinner per il tennis e Antonelli per la Formula 1.
Poi, grazie alla storica vittoria contro i maestri della disciplina, ed ecco che tutti hanno cominciato almeno ad informarsi (appassionarsi non ancora perchè è sport difficile da comprendere onestamente) sul baseball, che ha cominciato a guadagnare spazio sui giornali e nelle tv.
Il World Baseball Classic ha messo in mostra la nazionale italiana, l’unica europea capace di arrivare alle semifinali, tra le 4 migliori al mondo e dopo un percorso importantissimo che ha avuto come vetta la vittoria sugli Stati Uniti, non l’ultima nazione in questo sport.
Un percorso netto nel pool B con i successi contro Brasile, Gran Bretagna, Messico e statunitensi appunto. Poi spazzato Porto Rico e stop solo contro il Venezuela che, alla fine, ha vinto quello che è considerato il più importante torneo internazionale per squadre nazionali, un mondiale di fatto organizzato dalla MLB e dalla WBSC. Dentro tutti i migliori giocatori professionisti e l’Italia ha potuto contare su una nidiata di oriundi, italo-americani, che hanno onorato il tricolore.
E tra questi ce n’è uno in particolare che riporta al Sannio, a San Giorgio per la precisione grazie a un trisavolo che emigrò nel 1906 per fare fortuna a New York.
Si tratta di Dylan DeLucia, cognome tutto attaccato, proprietario di una pizzeria e pitcher, o lanciatore destro che dir si voglia, classe 2000 dei Cleveland Guardians, Minor League.
Partente nella sfida decisiva contro i britannici, DeLucia ha messo in mostra tutte le sue qualità. Americano al 100% per nascita ma è inutile nasconderlo, c’è anche una percentuale di Sannio nelle vene di questo giocatore che ha dato un gran contributo alla ‘sua’ nazione portandola fino a un passo dal sogno.
Chissà se ci sono ancora parenti nella cittadina sannita e se sanno di avere il cugino o nipote Dylan dall’altra parte dell’oceano a renderli orgogliosi.



















