La Direzione Investigativa Antimafia, la Divisione Anticrimine della Questura di Caserta ed il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta, a seguito del provvedimento emesso dalla Suprema Corte di Cassazione, hanno eseguito la confisca definitiva dei beni riconducibili ad un imprenditore casertano, operante nel settore del cemento e della ristorazione.
Con il provvedimento odierno è stata confermata la confisca, che segue il sequestro eseguito nel 2022, disposta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sez. Misure di Prevenzione, su proposte del Procuratore della Repubblica di Napoli, del Direttore della DIA e del Questore di Caserta.
La misura ablativa è stata eseguita nei confronti di un imprenditore contiguo all’organizzazione camorristica, denominata clan “Belforte”, condannato in via definitiva per aver messo in piedi una strutturata modalità di riscossione del “pizzo” fondato su sovrafatturazioni che nascondevano il prezzo delle estorsioni, corrisposto dai taglieggiati per “mettersi a posto”.
La confisca definitiva ha permesso di far incamerare al patrimonio dello Stato beni per un valore complessivo stimato in circa 30 milioni di euro: si tratta di 2 interi compendi aziendali e quote di altrettante società, 62 immobili ubicati nelle province di Caserta, Benevento, Salerno e Parma (13 terreni, 14 abitazioni, 2 opifici industriali, 32 garage/magazzini ed 1 multiproprietà in costiera amalfitana), nonché 47 rapporti finanziari e 18 beni mobili registrati (2 autovetture e 16 mezzi industriali).
Il risultato sopra rappresentato si inserisce nell’ambito delle attività Istituzionali finalizzate all’aggressione dei patrimoni illecitamente acquisiti e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti delinquenziali di tipo mafioso, agendo così a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale.
AGGIORNAMENTO
Per favorire avvocati “amici” avrebbero emesso sentenze sulla base di falsi incidenti stradali, in cambio di danaro, buoni viaggio e borse griffate: è quanto viene contestato a tre giudici di pace del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e a quattro avvocati ai quali la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno notificato l’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura capitolina.
Per i tre giudici è stata disposta la sospensione per un anno dell’esercizio del pubblico ufficio, per un avvocato gli arresti domiciliari e per i restanti tre legali la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la professione per un anno.
Gli inquirenti hanno anche chiesto e ottenuto un decreto di sequestro preventivo nei confronti dei sette indagati per oltre 300mila euro.
L’indagine della Squadra Mobile di Caserta e dei finanzieri del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Caserta, coordinata dalla Procura di Roma, ha consentito di ricostruire il ruolo di alcuni avvocati, che avevano il compito di curare l’intero l’iter relativo ai falsi sinistri stradali al fine di pilotarne a loro vantaggio gli esiti concernenti i risarcimenti.
Curavano, è emerso, i rapporti sia con consulenti tecnici nominati dai Giudici al fine di ottenere valutazioni favorevoli, sia con i medici e legali designati delle compagnie assicurative. E i sinistri, seppur distinti tra loro per tempi, luoghi e soggetti coinvolti, presentavano anomalie e dinamiche sovrapponibili.
Tra le più ricorrenti vi erano l’investimento di pedoni su strisce pedonali o di soggetti a bordo di biciclette (anche a due posti “tandem”), oppure il mancato sopraggiungere sul posto di operatori delle forze di polizia.



















