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C’è un filo sottile che unisce le due storie che hanno segnato il Sannio negli ultimi mesi, una terra che non è abituata a fatti del genere. Da Paupisi e Paduli non c’è tutta questa distanza, una trentina di km più o meno. Due piccole comunità, due realtà sulle quali si sono accesi i riflettori della cronaca nazionale e ne avrebbero fatto volentieri a meno.

Due storie, Elisa da una parte e Giulia dall’altra, 49 anni la prima, 46 la seconda. Vittime di uomini che non sono stati capaci di saper gestire la propria rabbia, di sentimenti neanche a parlarne in tutta onesta.

Due storie con esiti diversi. Giulia ha visto il marito, dal quale era separata da qualche anno, imbracciare il fucile e ha tentato di salvarsi, è stata colpita ma ha lottato almeno fino a quando ha avuto la forza di chiedere aiuto prima di accasciarsi in una pozza di sangue. E sta lottando ora che è in una stanza d’ospedale e reduce da un intervento utile a salvarle la vita.

Elisa questa possibilità non l’ha avuta. Strappata alla vita con colpi di pietra mentre era nel letto, presa nel sonno come l’altra vittima di questo duplice omicidio, Cosimo di soli 15 anni. La donna, benvoluta da tutti ma descritta dal marito e autore dell’aggressione mortale Salvatore Ocone come prevaricante, non ha avuto contezza di nulla, non ha potuto provare a salvarsi e salvare i propri figli.

Giulia ed Elisa, quasi coetanee, mogli col sogno di una famiglia fatta di amore, figli e sorrisi, di colpo trascinate nell’incubo da parte di chi dovrebbe proteggerle e invece ne ha deciso le sorti nel modo più crudele possibile.