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Carmine Valentino, ex sindaco di Sant’Agata de’ Goti, già segretario provinciale del Partito Democratico e oggi consigliere comunale e consigliere provinciale, è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per tentata concussione. La sentenza dispone anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, pena accessoria che produrrà i suoi effetti solo quando la sentenza diventerà definitiva.

È doveroso ricordarlo: Valentino è stato condannato in primo grado e, fino al passaggio in giudicato della sentenza, vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Ma la politica non può nascondersi sempre dietro il diritto. Non si discute della responsabilità penale, che seguirà il suo corso nei successivi gradi di giudizio. Si parla di opportunità.

Può un consigliere provinciale, condannato in primo grado a quattro anni e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, continuare serenamente a rappresentare le istituzioni? La domanda è semplice. E merita una risposta altrettanto semplice.

Anche perché il Partito Democratico, e lo stesso Carmine Valentino, quando vicende giudiziarie hanno riguardato gli avversari politici, non hanno mai avuto particolari tentennamenti. Le richieste di dimissioni, gli appelli al senso delle istituzioni e alla responsabilità politica sono stati, negli anni, un copione già visto.

E allora sarebbe curioso se oggi quello stesso principio cambiasse improvvisamente valore.

Nessuno chiede di anticipare una sentenza definitiva. Nessuno mette in discussione le garanzie previste dalla legge. Ma esiste un piano diverso da quello giudiziario: quello dell’etica pubblica e della credibilità delle istituzioni.

Se per gli altri una condanna di primo grado è stata spesso sufficiente per chiedere un passo indietro, è difficile sostenere che oggi debba valere un metro diverso.

La coerenza, in politica, pesa più delle parole. Ed è proprio sulla coerenza che ora il Partito Democratico e Carmine Valentino sono chiamati a misurarsi.

Continuare a occupare uno scranno in Provincia dopo una condanna di questo peso rischia di trasformare una vicenda giudiziaria in un problema politico. E, forse, la domanda da porsi non è se Valentino possa restare. Ma se sia davvero opportuno che lo faccia.