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Un dolore misto alla rabbia, la tempesta perfetta quando si perde un familiare e si nota che non tutti i tasselli del mosaico sono stati messi al proprio posto, anzi.

La storia di Diego Forgione è ancora fresca, nonostante il tempo, e fresco è anche quel senso di tristezza che accompagna la perdita di un uomo e padre di famiglia, stroncato da un malore a 41 anni in un campo di calcio a Rotondi.

Ritardi, un’ambulanza demedicalizzata che probabilmente ha potuto poco, l’arrivo di un altro mezzo col dottore all’interno quando, probabilmente era troppo tardi, il tempo per il trasporto dall’Irpinia al San Pio ci ha messo il suo: insomma una serie di circostanze che lasciano dubbi in tanti.

Un pomeriggio squarciato da questa notizia – così ha raccontato il fratello di Diego Forgione, Alessandroe da quel momento è cambiata la nostra vita. Travolti da un dolore che, però, in poco tempo si è trasformato in rabbia perchè abbiamo capito che i conti non tornavano e che qualcosa non era andato nel verso giusto e la conferma è arrivata dalle dichiarazioni rese spontaneamente ai carabinieri dagli amici della squadra Amatori Calcio Vitulano, che ringrazio sempre per il supporto e la vicinanza costante”.

Una serie di situazione, nel racconto di Alessandro, che lasciano quanto meno perplessi e che hanno messo in moto un meccanismo di caccia alla verità per dare giustizia a un ragazzo che aveva ancora tanto da dire e da dare.

Di quella giornata ho una serie di flash e il primo è il medico nervosissimo che ci ha accolto al San Pio quando siamo arrivati. Aveva le mani che tremavano, non ho mai visto un dottore così. Probabilmente si era reso conto anche lui che le cose non erano andate secondo protocollo in un caso del genere”.

Ed in effetti la famiglia di Diego non si è fermata ma ha provato ad andare in fondo alla questione ricevendo informazioni che, se confermate, danno un quadro diverso alla storia.

“Gli amici aveva avvertito i sanitari della gravità della situazione, del dolore al petto ma a Rotondi è arrivata un’ambulanza senza medico e mio fratello non è stato rianimato per circa 20 minuti, un’eternità. Mi hanno raccontato di misurazione di pressione e tocco del polso sulla prima ambulanza e poi dell’allerta alla seconda quando, probabilmente, hanno capito che la cosa era più grave e serviva avere un medico a bordo”.

Eventi che hanno portato la famiglia Forgione a muoversi per cercare la verità, è partita una querela affidata ai legali di famiglia ma non ha prodotto chissà che, anche perchè si è scontrata contro un muro di omertà che è stato difficile scalfire.

Hanno parlato gli amici di mio fratello, invece un’infermiera che era sul mezzo medicalizzato e ha assistito a tutto, ci aveva palesato qualche dubbio sulle manovre svolte e ci ha raccontato l’accaduto ma quando le abbiamo chiesto di riferire prima ha dimostrato un’apertura poi si è tirata dietro, probabilmente per la paura di finire in mezzo al vortice. Ci siamo mossi legalmente per cercare la verità ma quello che ne abbiamo tratto è stata un’autopsia e l’esito con la dichiarazione delle causa di morte, cosa che era ampiamente conosciuta. Nient’altro. Ed è per questo che ho scritto questo lungo post”.

In effetto c’è un lungo sfogo di Alessandro che va a richiamare la questione Santamaria per spiegare la sua amarezze nella gestione degli eventi da parte della magistratura.

Il fatto è grave, parliamo di reati gravissimi in relazione al dirigente comunale ma ho notato che la forbice è ampia tra una solerzia nell’arrivare subito alla verità e l’immobilismo nel fare la stessa cosa quando si tratta di una persona normale. Da un lato si sta provando a capire se esiste un sistema e a scardinarlo, noi dobbiamo viaggiare per supposizioni e per sentito dire”.

Un duro sfogo che evidenza un divario, ma questo si trasforma, come detto, in rabbia perchè è come sentirsi soli senza avere la mano di qualcuno che potrebbe aiutare a far emergere la verità e far partire un’indagine.

“Nessuno, tra quelli che avrebbero potuto, è venuto a dire qualcosa e a spiegare cos’è successo in quei minuti e questa avrebbe potuto aiutarci a far partire un processo e rimettere i tasselli della verità al proprio posto. Dopo un anno, onestamente, non so cosa accadrà, non sappiamo che passi vorrà fare il PM ma di certo so che la politica deve risolvere questo problema delle ambulanze senza medici e da parte mia so che non mi fermerò assolutamente. Arriverò fin dove è possibile perchè mia nipote merita giustizia”.

 
 

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