Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma di Filippo Coduti operaio della Comunità Montana del Fortore, in merito alla situazione che sta toccando gli operai OTI del Fortore.
Sono operai OTI della Comunità Montana del Fortore.
Mesi di stipendi arretrati.
Promesse a vuoto.
Silenzio assordante.
Dopo 36 anni di contributi e di lavoro svolto sul campo, molti di noi sono ancora inquadrati al livello 3, senza il riconoscimento del passaggio al livello 4.
Non si tratta solo di una questione economica. Il mancato avanzamento significa retribuzione più bassa, contributi inferiori e, di conseguenza, una pensione penalizzata dopo una vita di servizio. È una questione di dignità professionale e di giustizia contributiva.
A questo si aggiunge il ricorso alla cassa integrazione, presentata come soluzione. Ma la cassa integrazione comporta una riduzione del reddito, una contribuzione figurativa meno favorevole rispetto alla retribuzione piena e un TFR calcolato su importi inferiori. Nel tempo, questo incide concretamente sulla pensione e sulla stabilità economica delle famiglie.
La domanda è semplice: perché l’ente non viene incontro ai lavoratori?
Perché non si cercano soluzioni alternative che tutelino pienamente salario e contribuzione?
Perché a pagare devono essere sempre gli operai?
Non è tollerabile, inoltre, l’assenza di confronto: i sindacati non vengono più sui cantieri e gli operai non vengono convocati nelle riunioni. La rappresentanza deve essere presenza reale, ascolto e tutela concreta.
Il settore forestale è fondamentale per il territorio e per la montagna, prevenzione incendi, tutela ambientale, sicurezza idrogeologica. Eppure manca una programmazione seria e una visione politica all’altezza dell’importanza di questo lavoro.
Nonostante articoli e segnalazioni, il silenzio continua.
Perché?
La delusione è profonda. Dopo tanti anni di servizio, l’auspicio personale è quello di arrivare alla pensione con l’orgoglio del lavoro svolto, ma resta l’amarezza per un settore importante gestito senza la dovuta attenzione.
Il lavoro si può lasciare.
La dignità no.




















