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“A Prato un giovane poliziotto penitenziario, con appena un anno e mezzo di servizio, è indagato per tentato omicidio dopo aver sparato durante il tentativo di fuga di” un fermato “affidato alla sua custodia. Secondo quanto ci risulta è ricoverato e nelle prossime ore dovrà essere sentito in procura. Eppure dal ministro della Giustizia Nordio, dal capo e dal vicecapo del Dap e dal Provveditore regionale della Toscana non è arrivata una sola parola”. Lo denuncia il segretario generale dell’Osapp-Polizia penitenziaria Leo Beneduci, a proposito degli spari al pronto soccorso di Prato per sventare l’evasione di un fuggitivo.
Beneduci fa il paragone con quanto accaduto una ventina di giorni fa a Bologna, con la morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia: “Quando un uomo è morto dopo un intervento della polizia di Stato, il ministro Piantedosi ha fatto sentire la propria voce richiamando la presunzione di innocenza degli operatori”.
Non chiediamo interferenze con la magistratura – spiega – che deve accertare fino in fondo quanto accaduto. Chiediamo però dove sia l’amministrazione che quel ragazzo ha mandato in servizio armato. Lo Stato gli ha consegnato un’arma, gli ha affidato un arrestato e gli ha imposto di impedirne la fuga. Quando in pochi secondi ha dovuto decidere come farlo, è rimasto solo”.
Per Beneduci si tratta di un “paradosso evidente”: “Se l’arrestato fosse fuggito gli avrebbero chiesto perché non lo avesse fermato; se durante la fuga avesse ferito un medico, un paziente o il collega gli avrebbero chiesto perché non fosse intervenuto. È intervenuto e oggi deve difendersi da un’accusa gravissima”.
Per l’Osapp c’è “un problema che il Dap continua a ignorare: si mandano nei reparti e nei servizi esterni ragazzi formati in pochi mesi”. “Il 186/o corso per allievi agenti penitenziari – ricordano – è stato programmato con una durata di appena quattro mesi”.